Una bomba a orologeria pronta a esplodere in Asia Centrale

11 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

L’Uzbekistan è un paese di circa 28 milioni di abitanti situato nell’Asia centrale. Ha un indice di sviluppo umano medio, ha un altissimo livello di corruzione, un reddito pro capite basso, è il secondo produttore al mondo di cotone, è l’ottavo come produzione di oro ed ha importanti risorse naturali come gas, petrolio, metalli ed uranio.

La religione principale è l‘Islam. Politicamente è guidato dalla figura di Islam Karimov, che ha guidato il paese durante la caduta dell’Unione Sovietica e se ne è praticamente impossessato. Ha fatto rinascere lo spirito nazionale, rispolverando le tradizioni uzbeke e limitando fortemente l’influenza russa e quella islamica.

Quest’uomo può essere considerato un dittatore tra i più autoritari degli ultimi anni e non ha avuto scrupoli a reprimere con la violenza qualsiasi forma di ribellione e ad eliminare moralmente e fisicamente l’opposizione. Ora quest’uomo è malato, ha 75 anni e non ha figli maschi e in un paese islamico come l’Uzbekistan, è impossibile che governi una donna, quindi il conto alla rovescia è iniziato. La domanda che ci poniamo è questa: cosa succederà quando morirà il vecchio dittatore?

La pressione dei ribelli islamici del Movimento Islamico dell’Uzbekistan è in crescita e tra i loro obiettivi c’è l’applicazione della Sharia, la legge islamica e la creazione di un califfato islamico in tutta l’Asia centrale dal Caucaso alla Cina orientale. E non è così avventato pensare che dietro il finanziamento a questi movimenti terroristici ci siano proprio le monarchie del Golfo e attraverso di loro la CIA.

E così ricollegandoci anche a questo articolo, è lecito pensare che l’improvvisa Primavera Araba e la forte crescita dei movimenti islamisti, non siano che un grande piano per fare una guerra indiretta a Russia e Cina. Del resto è chiaro un disegno per togliere terreno sotto i piedi della Russia, dall’eliminazione di Gheddafi, alla caduta di Berlusconi, alla guerra civile siriana, e al possibile attacco all’Iran ed ora attraverso la destabilizzazione dell’area caucasica e una nuova ondata rivoluzionaria nell’Asia centrale.

Il CSI post sovietico rischia di disintegrarsi se sorgerà una primavera islamica nell’Asia centrale. Inoltre, se si completerà il ritiro USA dall’Afghanistan entro il 2014, è probabile che i Talebani possano riprendere il potere e di conseguenza non stupisce che il Qatar abbia voluto aprire una loro ambasciata, perché fa parte dello stesso piano per una ripresa talebana dell’Afghanistan.

Se quest’ultimo tornerà ad essere un Emiro fondamentalista, con i soldi dell’oppio finanzierà tutti i movimenti islamici dei paesi ex sovietici e quindi la Russia si ritroverà con una seria minaccia direttamente ai suoi confini e lo stesso vale per la Cina. Inoltre se si aggiunge che si vuole attaccare l’Iran che è una sicura fonte di greggio per i cinesi si capisce come il disegno sia frutto di un unico progetto e anche lì gli Stati Uniti potrebbero farlo attuare da Israele oppure dai paesi arabi confinanti, così da non risultare direttamente coinvolti analogamente a come successo in Libia, dove venne mandata a bombardare la Francia e la NATO.

Probabilmente lo scopo è implicare la Russia e la Cina in una guerra difficilissima in Asia centrale, così da ferirli duramente senza risultarne i responsabili ufficiali. E questo ovviamente può estendersi ad una guerra con l’intero mondo arabo che è sempre più dominato dalle forze salafite. Questa può essere una delle ipotesi, comunque tornando al solo Uzbekistan la morte di Islam Karimov lascerà sicuramente un vuoto di potere e il rischio di una nuova Siria è praticamente certo.

Concludendo, possiamo dire che l’Uzbekistan è una bomba ad orologeria che verrà innescata dalla morte del dittatore e che forse la guerra del futuro è una guerra asimmetrica fatta di trappole e guerre civili, più che di scontri diretti fra le Superpotenze. Forse.

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