Ue, una Web tax per ridurre vantaggi fiscali colossi hi-tech

11 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

In vista rivoluzione fiscale per le multinazionali hi-tech con sede nell’Unione Europea. L’obiettivo è quello di superare il principio della residenza fiscale. Principio che sta permette a colossi del calibro di Booking.com, Google, Amazon, Facebook ed Airbnb di arricchirsi ai danni degli Stati Ue. Come?  Producendo redditi ‘virtuali’ in molti Stati e pagando le tasse in uno soltanto

Per questo motivo, Bruxelles sta studiando una ‘web tax’ europea, che verrà discuterà questa settima a Tallin. Secondo le anticipazioni dell’ANSA, che ha preso visione del documento, l’obiettivo è “modificare il concetto di stabilimento permanente”.

In base a questo approccio, “anche senza presenza fisica” – si legge ancora nel documento sulla web tax preparato dalla presidenza estone dell’Ue -, un’azienda con una “presenza digitale significativa” nei Paesi dove opera, dovrebbe prendersi una “residenza virtuale” che lo costringerebbe a sottostare alla loro tassazione sulle imprese.

Sulla necessità di far varare dall’Ue una web tax in grado di evitare che le multinazionali Usa del digitale continuino a trasferire i profitti nei più compiacenti paradisi fiscali sono i quattro principali Paesi della zona euro, Germania, Francia, Italia e Spagna.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha fatto sapere di aver firmato una dichiarazione congiunta in questo senso insieme agli altri tre ministri finanziari, il francese Bruno Le Maire, il tedesco Wolfgang Schaeuble e lo spagnolo Luis de Guindos, inviata al collega estone Toomas Toniste, che ricopre la presidenza di turno dell’Ecofin informale in programma il 15 e 16 settembre prossimi a Tallinn.