Coronavirus: quanto “pesa” il turismo cinese in Italia

3 Febbraio 2020, di Alberto Battaglia

Il blocco della circolazione aerea fra Cina e Italia sancisce chiaramente come una delle conseguenze economiche del coronavirus non potranno che ricadere sul settore del turismo. E’ un evento particolarmente dannoso se si considera che il 2020 era destinato ad essere l’Anno del turismo dalla Cina al Bel Paese, con flussi che sarebbero stati sicuramente superiori a quelli del passato.

Il turismo dalla Cina, i dati

L’impatto del turismo cinese non è affatto trascurabile. L’Italia, infatti, è la meta turistica europea preferita dai cinesi davanti a Francia, Germania e Spagna, secondo l’Agenzia nazionale italiana del turismo (Enit). Gli ultimi dati disponibili diffusi dall’Enit indicano che, nel 2018, le presenze di turisti cinesi in Italia sono state di 5 milioni, con oltre 3 milioni di arrivi. Le città più visitate dai cinesi, afferma l’Enit, sono Milano, Roma, Firenze e Venezia.
Per farsi un’idea della rilevanza dei turisti cinesi sul totale delle visite ricevute dal Bel Paese è sufficiente osservare il paper della Banca d’Italia “Turismo in Italia”, pubblicato lo scorso luglio. Si apprende, così, che i cinesi nel 2017 sono stati il 2,4% dei turisti totali e hanno costituito l’1,2% delle spese effettuate.
Un impatto particolarmente forte nel Centro Italia, dove il 4,7% dei turisti è cinese, con un incremento del 269% nella quota dal 2010 al 2017.

Cinesi in vacanza spendono più della media

Ogni turista proveniente dal Paese del Dragone spende, in media, 116 euro al giorno (nel 2017) contro una media complessiva per i turisti di tutte le nazionalità di 100 euro. Secondo una ricerca del Centro Studi Cna i viaggiatori che arrivano dalla Cina, sono particolarmente larghi nelle spese che riguardano enogastronomia, design e abbigliamento.