Turchia: “Stato Profondo” continua purga giornalisti e attivisti

17 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

ANKARA (WSI) – Il giorno dopo l’attentato suicida che ad Ankara è costato la vita ad almeno 34 persone il presidente turco, Tayyip Erdogan, ha approfittato dello stato di choc in cui versa il Paese per continuare la sua campagna autoritaria contro le opposizioni interne. “Non solo la persona che preme il grilletto, ma anche quelle che lo hanno reso possibile dovrebbero essere definite terroristi, a prescindere dal loro titolo”. Potrebbero essere anche giornalisti, insegnanti, o anche attivisti della società civile, ha poi precisato Erdogan.

Poche ore prima tre accademici erano stati arrestati per aver difeso la propaganda terrorista: avevano sollecitato la fine delle cosiddette operazioni di sicurezza nella parte Sud-est del Paese, che è prevalentemente curda. La petizione era stata firmata da più di duemila accademici in gennaio, fatto che ha mandato su tutte le furie il presidente turco che aveva dichiarato che i responsabili avrebbero pagato un prezzo per il loro “tradimento”.Le tensioni col gruppo indipendentista curdo, il Pkk, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi vent’anni, con centinaia di morti civili dalla scorsa Estate.

Erdogan inizierà il prossimo aprile la campagna per l’espansione dei poteri della sua presidenza, attraverso una riforma costituzionale. Il timore più che fondato è che i nuovi poteri consentiranno a presidente turco una rinvigorita forza contro i suoi oppositori.

Fra oggi e domani il Consiglio europeo si riunisce per stabilire le prossime mosse per la risoluzione della crisi dei migranti, la Turchia si preannuncia protagonista assoluta. Secondo le anticipazioni sarà inevitabile un compromesso con Erdogan per il contenimento delle partenze dalle coste turche.