Tiffany & Co. Sulle tracce di un diamante

12 Marzo 2021, di Elisa Copeta

La Maison di gioielli rinnova il suo impegno nell’ambito della sostenibilità svelando il processo di lavorazione delle sue pietre

A cura di Francesca Gastaldi e Margherita Calabi

Esempio di eleganza, maestria artigianale ed eccellenza creativa, i gioielli di Tiffany & Co. esercitano da sempre nell’immaginario collettivo un fascino particolare. La gioielleria fondata nel 1837 a New York da Charles Lewis Tiffany, consacrata da cinema e letteratura grazie al romanzo di Truman Capote Colazione da Tiffany, deve gran parte della sua fama alle eccezionali pietre che da sempre distinguono le sue creazioni. Gemme preziose tra cui spiccano i diamanti, selezionati con meticolosa cura e lavorati all’interno di un processo raffinato basato anche su criteri di massima trasparenza e sostenibilità.

Il making of del collier Clara in platino con un diamante ovale da più di 11 carati e diamanti da più di 65 carati
di Tiffany & Co.

Non è un caso dunque che la Maison sia la prima al mondo a compiere un ulteriore passo avanti nella tracciabilità dei suoi, ormai leggendari, diamanti, svelandone non solo il luogo di provenienza ma anche tutte le successive fasi di lavorazione, dall’approvvigionamento al momento in cui ciascun diamante viene abbinato alla sua montatura ideale. Una scelta dettata dall’impegno etico del brand, volto a garantire che ogni fase della creazione dei gioielli contribuisca non solo all’eccellenza del prodotto finale, ma anche al benessere del pianeta e delle persone. Questo perché i clienti meritano di sapere che un diamante Tiffany rispetta gli standard più elevati non solo per quanto riguarda la qualità, ma anche la responsabilità ambientale e sociale e la tracciabilità dei diamanti è il modo migliore per garantirle entrambe. Se già dal 2019 era possibile sapere quale fosse la regione o il paese d’origine dei diamanti Tiffany & Co., ora è possibile sapere anche il luogo in cui ciascun diamante è stato tagliato, lucidato, classificato e poi montato su un gioiello, attraverso precise informazioni riportate in tutti i Tiffany Diamond Certificate.

Il making of del choker di Alta Gioielleria in oro rosa con diamanti della collezione Tiffany T1 di Tiffany & Co.

Questo impegno nell’ambito della sostenibilità è stato possibile anche grazie ai tanti traguardi raggiunti dalla Maison, che rappresenta un unicum nel settore grazie a 20 anni di investimenti nell’integrazione verticale con l’obiettivo di mantenere gli altissimi livelli di maestria artigianale, ma anche di tutelare la sicurezza degli ambienti di lavoro, lo sviluppo economico delle comunità locali oltre che la tracciabilità della filiera. Tiffany & Co. è infatti l’unico gioielliere a possedere 5 laboratori di lavorazione in tutto il mondo – in Belgio, Mauritius, Botswana, Vietnam e Cambogia – all’interno dei quali sono impiegati 1.500 artigiani che lavorano per assicurare che l’eccellenza del taglio di ciascun diamante sia rispettata. A questi si aggiunge il Tiffany Gemological Laboratory di New York e 5 laboratori di produzione dei gioielli sparsi nel Nord America. Tra i gioiellieri di lusso Tiffany & Co. è l’unico ad approvvigionarsi direttamente di diamanti grezzi estratti in modo responsabile e a lavora- re e montare tali diamanti rispettando i propri standard nei laboratori.

Anello in platino con diamanti di Tiffany & Co.

Quale percorso segue dunque un diamante Tiffany & Co. prima di approdare all’iconica Blue Box destinata a custodirlo? La prima fase è quella dell’approvvigionamento: molti diamanti vengono acquisiti in modo responsabile, sotto forma di pietre grezze, da for- nitori di fiducia in Australia, Canada ma anche Namibia, Russia o Sud Africa. La Maison ha infatti scelto consapevolmente di non acqui- stare pietre provenienti da aree problematiche del pianeta, come Angola o Zimbabwe. Nella seconda fase, il diamante viene mandato ad Anversa, in Belgio: qui viene registrata la provenienza di ogni pietra e ogni diamante viene classificato in base a dimensioni, colore, purezza e fluorescenza. Subito dopo, è il momento del taglio e della lucidatura, un processo che avviene con criteri di massima precisione all’in- terno dei 5 laboratori di lavorazione Tiffany & Co. Obiettivo della Maison in questa fase è fare in modo che, a tutela dei suoi dipendenti, vengano rispettati i più alti standard di sicurezza e di salvaguardia della salute attraverso disposizioni che sono spesso più rigorose di quelle sancite dalle norme locali. Non solo, Tiffany & Co. si impegna ormai da anni a investire nelle comunità locali, garantendo un salario minimo ai dipendenti nei Paesi in via di sviluppo.

Agli Oscar 2020, Gal Gadot indossa il collier Clara in platino con un diamante ovale da più di 11 carati, diamanti da più di 65 carati e orecchini con diamanti di Tiffany & Co.

Una volta tagliato e lucidato, il diamante viene poi mandato in uno dei Tiffany Gemological Laboratories presenti negli Stati Uniti, in Cambogia e in Vietnam, dove viene valutato accuratamente al fine di garantire che soddisfi criteri di qualità eccellente prima di procedere alla cosiddetta incassatura. La Maison monta la maggior parte dei propri diamanti nei laboratori USA: è qui che, attraverso una lavorazione esempio della più raffinata maestria artigianale, gli orafi abbinano a ciascun diamante la sua montatura ideale, appositamente realizzata per esaltarne la naturale bellezza e lucentezza. Allora, e solo allora, il diamante Tiffany & Co. è pronto per essere adagiato nella sua Blue Box.

Dal 2000 la Maison porta avanti anche numerose attività filantropiche grazie all’impegno di The Tiffany & Co Foundation. L’azienda, che si avvale della collaborazione di oltre 14.000 dipendenti, tra i quali più di 5.000 artigiani qualificati, gestisce oggi più di 300 negozi in tutto il mondo, le cui vetrine – proprio come accadde all’indimenticabile Holly Golightly di Colazione da Tiffany – continuano a incantare milioni di persone.