TELEFONINI E CLASSI SOCIALI

21 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

E’ ormai risaputo che gli italiani sono un popolo di amanti del telefonino. L’Italia è diventata un “villaggio squillante”, per riprendere una
fortunata espressione di Stefano Bartezzaghi?

Sembrerebbe proprio di sì,
anche dal fiorire di soluzioni e offerte per il popolo dei possessori di
telefonini, offerte e servizi che sempre più tentano di integrare
telefonino, e-mail, fax, SMS, segreteria telefonica, Internet. Per poter
essere raggiungibili ovunque e da chiunque.

Una volta la reperibilità era confinata entro limiti precisi: alcune
professioni, alcuni strati sociali, alcune circostanze temporanee. E,
sempre nel tempo che fu, la reperibilità veniva pagata come straordinario.

Oggi tutto questo sembra cambiare con effetti positivi e negativi al tempo
stesso. L’illusione di ubiquità genera maggiore libertà (il telelavoro si
affermerà sempre di più ed è già una realtà in alcune professioni
emergenti), ma ci rende tutti un po’ più schiavi del telefonino. Un trillo,
un’emozione.

E’ raro poter mantenere quell’indifferenza che cipermetteva
anni or sono di rispondere al telefono. Ora siamo tutti più esigenti,
riconoscendo sul display l’identità del chiamante abbiamo una scelta di
opzioni: rispondere, far rispondere a qualcuno, metterlo in attesa
attraverso una segreteria telefonica o spegnere il cellulare. Tutto è
concesso, pur di sopravvivere in questo flusso continuo dicomunicazione.

Col telefonino è possibile trattare la compravendita di azioni, acquistare
merci e servizi, prenotare viaggi, ricevere SMS personali o con messaggi
pubblicitari, con l’oroscopo o persino con i risultati della squadra del
cuore, in una crescente integrazione tra la Rete e il wireless, potenziata
dai nuovi servizi WAP.

Col telefonino si fa la spesa “a distanza”, nel
senso che ci si può consultare con il proprio partner rimasto a casa che
sbircia nel frigorifero per segnalare cosa manca per la cena del sabato
sera, oppure ci si cerca a un convegno o a una festa, lasciandosi guidare
nei meandri dei corridoi fino a raggiungere la persona desiderata.

Col
telefonino si possono salvare vite in pericolo o si può chiedere aiuto
(sempre che ci sia “campo”) in caso di bisogno e, soprattutto per donne e
giovani, l’idea di avere con sé un mezzo per comunicare in caso di pericolo
permette di sentirsi più liberi ma paradossalmente più controllati da
mariti, mogli, fidanzati, genitori.

Il telefonino agevola vite
parallele, è un contatto per gli amanti che parlano a lungo senza nulla
dirsi o si inviano SMS nel corso della giornata come “reminder” del proprio
legame: il trillo del cellulare assume allora ancora un diverso
significato.

Nella società post-industriale gli oggetti dialogano con le
persone, assumono significati simbolici molteplici a seconda del contesto e
della situazione ma soprattutto sono oggetti evocativi, di identità,
relazioni, progetti, aspettative, desideri.
Il telefonino aumenta la libertà individuale o la limita?

Una ricerca
condotta in Francia ha messo in luce una nuova inuguaglianza: la società
non è più divisa in classi sociali, o in raggruppamenti definiti in base
alle variabili sociodemografiche. Altre sono le distinzioni che si stanno
imponendo, tra queste la differenza tra chi ha il potere di interrompere o
rinviare la conversazione in ogni momento e chi questo potere non ce l’ha;
tra chi può imporre agli altri, spesso selettivamente, l’ascolto
incondizionato, pena alcune sanzioni e chi invece è costretto a subire le
telefonate che non può rifiutare o interrompere.

In altre parole, anche in
Italia, la società potrebbe venire ridisegnata su linee che demarcano il
potere di ‘sconnettersi’ e il potere di restare connessi, che in alcuni casi
diventa un dovere.

I grandi utilizzatori posseggono in realtà più numeri di
cellulare, in modo da selezionare le chiamate e rendersi disponibili
selettivamente: una volta si chiudeva la porta o si cambiava ambiente per
poter stare un po’ da soli. Ora si cambia numero di cellulare o lo si
spegne per qualche ora.

Un tempo status symbol, oggi il telefonino ridisegna i confini simbolici,
di potere e di prestigio secondo linee che sono in evoluzione in diversi
ambiti della vita sociale e lavorativa: questioni di privacy e di tutela
dello “spazio personale”, innanzitutto.

In Finlandia – paese dove i
cellulari sono sempre accesi perché più si è in alto nella scala gerarchica
e più è auspicabile essere interconnessi – una recente ricerca condotta in
collaborazione con l’Università di Stoccolma si interroga su alcune
questioni che diventeranno cruciali anche in Italia in un prossimo futuro.

Quale impatto avranno i nuovi media (telefoni cellulari, Internet,
telemarketing) sui diritti dei consumatori? In Giappone, tra i giovani è
diventato popolare un telefonino che permette di essere sempre connessi a
Internet a costi bassissimi. E’ indubbio che sono in gioco questioni legate
alla definizione del concetto di persona, di individuo, di identità, di
emozioni, di spazio e di tempo.

Mille sono le situazioni osservabili,una
diversa dall’altra: è impossibile ridurre l’esperienza di chi usa
frequentemente il telefonino ad un’unica modalità di comportamento.

Spesso chi viene dall’estero nel nostro paese nota la pervasività di questo
mezzo di comunicazione e ne rimane colpito. Ne parlavo tempo fa con una
collega e amica americana, della New York University, che appena arrivata
in Italia mi aveva posto questa semplice domanda: che differenza c’è tra
una conversazione ad alta voce tra due persone in un luogo pubblico e una
telefonata col cellulare?

La prima non sembra infastidire gli Italiani,
conosciuti all’estero per la loro vivacità nelle conversazioni, la loro
apertura nei confronti di chi non si conosce e la loro ospitalità allegra.
Mentre la seconda viene spesso vissuta come invadente, poco educata, o
addirittura inopportuna (sempre più spesso nei luoghi pubblici si notano
cartelli in cui si invitano i frequentatori a spegnere il cellulare).

Situazioni imbarazzanti vengono vissute anche in altri contesti, al cinema,
a teatro, nei musei, persino alla prima de La Scala qualcuno si era
dimenticato di spegnere il cellulare con il fastidioso inconveniente di
irrompere con la musichetta nel tempio milanese della musica.

La diffusione del telefonino in Italia suscita qualche riflessione a
diversi livelli. Quelle più comuni riguardano l’interrogativo telefonino
sì, telefonino no, e un elenco di ragioni che i fautori delle due parti
adducono per promuovere l’utilizzo o meno di questo strumento.

Si sconfina
spesso in ragionamenti che nulla hanno a che fare con l’oggetto, ma
piuttosto esprimono una serie di valutazioni e di giudizi sull’identità
nazionale (“gli italiani sono un popolo di telefonini”); sui tratti di
personalità (“chi possiede un telefonino e ne fa grande uso è uno che ha
bisogno di contatto umano, che non riesce a stare da solo); sulla
buona educazione (“chi non si ricorda di spegnere il telefonino in un luogo
pubblico è maleducato”); sul potere e il prestigio (“non posso non
rispondere” oppure “rispondo solo a chi voglio io”).

Il telefonino in altre parole non è solo uno strumento per comunicare, è
diventato un oggetto evocatore di altro. Non parla più per se stesso, ma
diventa di volta in volta un pretesto per parlare della società, della
cultura, del modo in cui si fa business, si conducono gli affari.

Il
telefonino dunque è un mezzo di comunicazione (le telefonate per restare in
contatto, quelle per agevolare compiti e mansioni, quelle che autorizzano
il controllo e la sorveglianza di sottomessi, sia nella sfera lavorativa
che nella sfera familiare), è un oggetto della comunicazione (se ne parla
molto e le pubblicità dei gestori di telefonia mobile sono tra le più
innovative e creative).

Ed è un soggetto (il telefonino acceso ci colloca
sempre in un punto spazio-temporale, e ci permette di essere interlocutori
attivi e selettivi delle chiamate in arrivo, ci permette di “contrattare”
con chi parlare, quando e in quale momento).

Allora, piuttosto che chiedersi telefonino sì, telefonino no, forse si
potrebbe articolare la questione domandandosi telefonino con chi, quando,
come e in quale misura? Queste domande permettono di avere uno sguardo più
complesso sul fenomeno della diffusione dei telefonini in Italia,
ipotizzando l’emergere di una nuova geografia sociale nel paese.

Paola Schellenbaum

Antropologa culturale, Milano