Telecom, OK agli aumenti. Protesta Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali

9 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – I prezzi della linea fissa aumenteranno nei prossimi mesi, in controtendenza con l’Europa e con la recente storia delle telecomunicazioni. E’ l’allarme lanciato in coro dagli operatori alternativi a Telecom Italia, dopo quanto deciso, ieri, dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom). Agcom infatti, dopo mesi di polemiche, ha approvato l’aumento del canone di unbundling, cioè quanto pagano gli operatori alternativi a Telecom per usare la sua rete. Com’è noto, tutti gli operatori fissi utilizzano la rete di Telecom per raggiungere il cliente. Le loro offerte più aggressive sono quelle in “unbundling”, appunto, laddove gli operatori affittano da Telecom il doppino telefonico dell’utente. L’unbundling è disponibile su circa il 50 per cento della popolazione italiana (la restante metà non può attivare quelle offerte, ma altre, più costose). Insomma, è la punta di diamante della concorrenza su rete fissa. E adesso rischia di essere scalfita dai rincari.

La delibera Agcom prevede che il canone di unbundling passi, entro quest’anno, a 8,70 euro al mese per singolo doppino affittato (Iva esclusa), dagli attuali 8,49 euro. Nel 2011 e 2012 salirà a 9,14 e 9,48 euro al mese. Un po’ meno di quanto si pensava prima dell’estate (9,26 e 9,67 euro/mese): Agcom è venuta incontro, almeno in parte, alle richieste degli operatori. Che però chiedono di annullare del tutto gli aumenti: “E’ un significativo passo indietro nel processo di liberalizzazione del mercato della telefonia fissa e, se confermata, avrà gravi ripercussioni sull’intero mercato e sui consumatori italiani in termini di aumenti di prezzi, minore concorrenza ed innovazione”, si legge nella nota congiunta inviata da Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali. Per la conferma definitiva ai rincari bisogna aspettare il via libera della Commissione europea, a cui Agcom ha inoltrato la nuova delibera (come di prassi).

I concorrenti notano inoltre che l’Italia in questo modo avrà un canone tra i più cari in Europa (la cui media è di 8,38 euro/mese). Gli operatori italiani negli anni scorsi, invece, hanno goduto di un canone inferiore alla media. Le nuove tariffe sono conseguenza di una nuova metodologia usata da Agcom per calcolare i costi della rete fissa Telecom. Vi rientrano le spese di manutenzione, di riparazione guasti e quelle amministrative connesse all’affitto del doppino. Il rincaro è dovuto alla luce dei veri costi subiti da Telecom, quindi, a detta di Agcom; i concorrenti non sono d’accordo. E insistono: “La decisione altera irreparabilmente il percorso di sviluppo della nuova rete in fibra in Italia, avvantaggiando l’operatore ex-monopolista nel mantenimento della vecchia rete in rame, portando gli operatori alternativi ad aumentare i prezzi finali al consumatore italiano”.

Il ragionamento dei concorrenti è il seguente: se aumenta il valore dell’unbundling, Telecom accresce i ricavi derivanti dalla vecchia rete in rame. Ha meno interesse quindi a passare alla nuova rete 1, basata su fibra ottica nelle case. I concorrenti perdono margini di profitto oppure – se aumentano i prezzi – clienti; hanno quindi meno risorse per investire in una loro nuova rete in fibra. Anche su quest’ultima, tra l’altro, è in corso una polemica tra gli operatori.

L’Agcom sta analizzando infatti una prima proposta di regole con cui i concorrenti dovrebbero accedere alla nuova rete in fibra di Telecom. La proposta è a firma del Comitato Ngn, un gruppo di lavoro istituito dalla stessa Agcom. Tutti gli operatori alternativi si sono schierati contro. Contestano soprattutto un punto della proposta: quello che chiede di alleggerire gli obblighi in capo a Telecom Italia nelle aree dove la concorrenza è più sviluppata. “E’ un principio che viola sia le direttive sia la raccomandazione europee. La Commissione Europea di certo porrebbe il veto”, spiega Innocenzo Genna, esperto di policy tlc a Bruxelles. “Secondo le norme, Agcom dovrebbe fare un’analisi di mercato prima di variare le regole in base all’area geografica”, continua. Le analisi di mercato sono recenti, però, e hanno escluso questa possibilità. Eventuali nuove dovrebbero passare da un lungo iter di studi e delibere, e da Bruxelles. Insomma: mentre la vecchia rete è investita dai rincari, la nuova è frenata dalle polemiche.

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