Stupro “colorato”: dibattito possibile

14 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Le dichiarazioni rese dalla Presidente del Friuli Venezia Giulia sui “colori dello stupro” di una donna, hanno scatenato un dibattito che, a prima vista sembra se non esagerato, quanto meno limitato.

Tutto sembra nato dopo una vicenda di cronaca di qualche giorno addietro quando, un giovane immigrato iracheno ha rapinato, violentato e stuprato una diciassettenne di Trieste.

A voler dare un senso compiuto alla frase della Serracchiani, “lo stupro perpetrato da un immigrato è più grave”, penso che si debba ragionare sul sentimento di riconoscenza che i nostri ospiti dovrebbero nutrire verso l’Italia, un Paese che li accoglie spesso salvandoli da una morte certa nel Mediterraneo.

Detto questo, se essere ingrati può significare anche un’aggravante in un ipotetico giudizio di responsabilità, almeno sotto il profilo morale e non certo giuridico contemplato dal vigente Codice penale, ci può stare, tutto appare comprensibile e ridimensionato nei suoi effetti.

Se poi andiamo a fondo, cercando di comprendere le cause, sociali, umane e psicologiche per le quali tanti barconi di disperati, senza distinzione di sesso e di età, sono disposti a correre tanti rischi nella speranza di una sopravvivenza ormai perduta nei loro Paesi di origine, potremmo anche scoprire che forse le guerre, accompagnate dall’esigenza di proteggere o perseguire interessi non sempre leciti da parte di noi occidentali rappresentano la scintilla.

Se così è, forse i veri ingrati siamo noi europei che, poco o comunque non abbastanza facciamo per aiutare questi Paesi – penso alla Libia o alla Siria in modo particolare.

Distinguere la gravità di uno stupro, come abbiamo visto, ci porta lontano su un terreno che forse non conviene sempre e certamente non a tutti.

Per intanto, diciamo che la gratitudine è un sentimento positivo, quando c’è, a prescindere dalle bombe del giorno prima.