Sotheby’s, cala il fatturato dell’asta milanese

4 Dicembre 2017, di Giovanni Ceccherini

Scende ad “appena” 7,7 milioni di euro il fatturato dell’asta di arte contemporanea di Sotheby’s, -27% rispetto ai 10.7 milioni di euro di novembre 2016 e molto al di sotto delle stime pre asta che si attendevano un forbice tra i 9,7 e i 13,3 milioni di euro.

A Milano tra il 29 e 30 novembre, si è svolta l’asta di Sotheby’s dedicata all’Arte Moderna e Contemporanea, nonostante l’importante selezione di opere di altissima qualità degli artisti del dopoguerra più richiesti sul mercato, i risultati sono stati tutt’altro che positivi.

Sotheby’s a Milano: venduto il 63% per lotto 

Nel 50° anniversario del movimento dell’Arte Povera, la sala d’asta milanese stenta nei rilanci e restano timide anche le offerte telefoniche. Tanti gli invenduti d’eccellenza, Manzoni, Castellani, Scheggi, Burri, Bonalumi, Fontana e Josef Albers, praticamente tutti i grandi nomi che si sono fatti strada nelle aste internazionali e ci hanno abitato a record e vendite storiche.

Probabilmente sull’asta hanno influito l’eccesso di offerta di opere e di aste di arte contemporanea concentrate a Milano in questi giorni, tanti e agguerriti i concorrenti di Sotheby’s sulla piazza.

Nella serata milanese brillano Alighiero Boetti e Salvatore Scarpitta

Tuttavia tra le vendite brillano le opere di Alighiero Boetti, i suoi due grandi arazzi si aggiudicano la prima e quarta aggiudicazione, “Alternando da uno a cento e viceversa” è stato venduto per ben 753 mila euro, mentre “senza titolo” per 537 mila euro. Immancabile ai vertici il concetto spaziale di Lucio Fontana aggiudicato per 609 mila euro.

Al terzo posto la bellissima opera di Salvatore Scarpitta “Gravity” del 1963, della serie bende, che raggiunge i 549 mila euro. Da segnalare anche la terracotta policroma di Leoncillo, “Donna con Bambino”, del 1949 aggiudicata al telefono per 218.750 euro rispetto ad una stima di 100.000-150.000 euro.

N.B.: l’articolo è stato corretto in data 5 dicembre; in precedenza riportava erroneamente che 63% era la percentuale dell’invenduto anziché del venduto