Società pubbliche aumentano a ritmi record: fini loschi

19 Luglio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Oltre 8mila le società partecipate dallo Stato e di queste ben 5mila sono nate dal 2000 al 2014. A dare i numeri è il centro studi Ires della Cgil che fornisce una fotografia preoccupante.

Nel nostro paese vi è una società pubblica ogni 6.821 abitanti con punte in Trentino Alto Adige –una ogni 2126 residenti – e record in Valle d’Aosta, la regione più piccola d’Italia che ne conta una ogni 1929.

Una crescita spaventosa che, come racconta la Cgil, ha inizio negli anni novanta quando venne attuata la riforma delle autonomie locale  e con la scusa di rendere più efficienti i servizi pubblici aumenta il ricordo alle società partecipate. Oggi il numero dei dipendenti delle società pubbliche ha raggiunto le 783.974 unità. Ma cosa c’è dietro questi numeri così alti? In certi casi finalità losche come spiega Sergio Rizzo su La Repubblica.

“Le società pubbliche sono così diventate un comodo strumento per aggirare i divieti a gonfiare gli organici delle amministrazioni, per giunta senza dover fare i concorsi (…) questo sistema ha consentito di dare una poltrona a politici trombati o in pensione, onorare impegni elettorali, garantire segretaria e auto di servizio agli amici”.

Un sistema che spiega perché ad oggi risultano inattive ben 1663 società di cui il 18,7% sono scatole vuote e ben 1214 risultano addirittura senza neppure un dipendente. E sorpresa delle sorprese non è il Sud ad avere la maglia nera bensì l’efficientissimo Nord.

“In Campania se ne trova una ogni 14.554 abitanti, il valore minimo in assoluto. Circa metà rispetto alla Lombardia, dove è possibile contarne una ogni 7.419 residenti”.

Il legislatore ha cercato inutilmente di regolamentare il settore, da Cottarelli fino alla ministra della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, ma ogni tentativo è caduto nel vuoto. Il motivo è facilmente intuibile e si ravvisa in ragioni clientelari che muovono la politica  a livello locale.