Shock geopolitici, non reagire è spesso la tattica migliore

10 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

Per molti versi la stabilità della politica internazionale è oggi più precaria di quanto non lo sia stata negli ultimi anni. A confortare questa tesi, sono anche indicatori come il geopolitical risk indicator di BlackRock, che ha recentemente toccato nuove vette. Fra Brexit, tensioni Usa-Iran e guerre commerciali fra America, Cina e Unione Europea, sembra logico integrare la conoscenza degli affari internazionali nelle proprie scelte d’investimento. Questo, tuttavia, non dovrebbe necessariamente comprendere reazioni sul portafoglio motivate dalle notizie del momento.

Secondo Phil Nelson, direttore della asset allocation presso la società di consulenza Nepc, non vede molte azioni da parte dei clienti della compagnia (gestori patrimoniali) in seguito a eventi geopolitici. Allo stesso tempo, dice Nelson in un’intervista a Intitutional Investor, “non le incoraggeremmo. Spesso il mercato azionario reagisce agli eventi giornalistici e il mercato vende in modo sproporzionato rispetto all’impatto reale”. Il consiglio che la società dà ai suoi clienti e di lasciare “che i mercati reagiscano in modo eccessivo. Il nostro pregiudizio iniziale è quello di dire: non prendere provvedimenti”, di fronte alla geopolitica.

Un chiaro esempio di brusche, ma temporanee oscillazioni dei mercati è stato osservato sul listino londinese in seguito alla vittoria del Leave al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Il grosso ribasso, provocato dal panico e dall’incertezza sul futuro del Paese, è stato presto cancellato fino al raggiungimento di nuovi picchi record.

L’obiettivo d’investimento a lungo termine, una volta impostato attraverso un portafoglio in grado di resistere a eventuali choc, non dovrebbe essere influenzato da eventi come una vittoria inattesa alle elezioni politiche o l’esito di un referendum. In questi casi, attendere è spesso la cosa migliore. Jay Kloepfer, director of capital markets research presso Callan esorta i gestori preoccupati dalla volatilità e dalla geopolitica, ad assumere manager in grado investire in modo più consapevole rispetto a tali rischi. Questo avviene in particolare quando la destinazione degli investimenti sono i mercati emergenti.

Secondo Nelson il vero tema internazionale che sarà opportuno monitorare e al quale bisognerà, eventualmente, reagire, è l’eventualità di una chiusura ai commerci internazionali di ampia scala – come risultato delle politiche protezionistiche promosse dagli Stati Uniti. “Quando guardiamo all’azione degli Stati Uniti che si sta allontanando dall’ortodossia del libero scambio – è questo ciò che potrebbe avere reali effetti distruttivi sull’economia globale”, dice Nelson. Date le incertezze sugli esiti di questa disputa fra gli Usa e il resto del mondo, Nepc descrive un atteggiamento da parte degli investitori che è ancora in fase “attendista”.