Russia allo sbando: tonfo rublo e governo in bilico

17 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

MOSCA (WSI) – L’ira di Vladimir Putin in un video “rubato” fa scattare il timore che il Cremlino voglia licenziare il governo, dopo che nei giorni scorsi si era detto preoccupato per il rischio recessione che corre il Paese. Il capo di Stato non ha usato mezzi termini, ma il suo portavoce Dmitri Peskov si è subito affrettato a precisare che Putin non stava criticando membri del governo e che comunque la pubblicazione delle immagini è “immorale”, nonchè poco professionale dedurne una una crisi dell’esecutivo.

Secondo Lifenews – il giornale online da sempre beninformato che ha messo in rete il video proprio nel giorno in cui il premier Dmitri Medvedev riferisce in Parlamento – Putin non esclude la possibilità di dimissioni del gabinetto. Resta comunque un grosso punto interrogativo sul perchè il materiale sia stato comunque pubblicato.

Il capo dello Stato nel video in questione ha prima chiesto di spegnere le telecamere e poi ha dato sfogo alla sua furia. “Come stiamo lavorando?” ha attaccato. “La qualità del lavoro è infima. Superficiale”. Poi ha continuato ordinando di “eseguire” le sue indicazioni. “Se non lo facciamo, sarà necessario riconoscere che, o io non lavoro in modo efficace, o voi lavorate male e ve ne dovere andare! Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che, a tutt’oggi, propendo per la seconda! Penso che sia comprensibile. Così non ci si fanno illusioni”.

Putin sembrava parlare a tutti i partecipanti alla riunione, compreso il vice primo ministro Dmitry Kozak, il ministro dello sviluppo economico Andrei Belousov, il ministro delle Finanze Anton Siluanov, il capo del Ministero per lo Sviluppo regionale Igor Slyunyaev, e altri. E la sua rabbia sembrava direttamente connessa alle preoccupazioni sulla situazione economica. Ma a quanto pare non è così.

“Il presidente ha chiesto che le telecamere fossero spente. E’ immorale pubblicare un discorso pronunciato nella parte chiusa della riunione”, ha detto Peskov. “Io non escludo che dovremo interrompere i nostri rapporti con la LifeNews”.

Putin aveva già nei giorni scorsi manifestato la preoccupazione che la Russia si stia avvicinando alla recessione. Questo ovviamente non sarebbe per lui soltanto un problema, ma anche una sconfitta personale. A fronte di un programma elettorale per il suo terzo mandato tutto all’insegna di un rilancio dell’economia. E che ci siano “rischi molto seri” di un declino dell’economia russa legato alle tendenze globali lo ha ribdito lo stesso Medvedev parlando oggi alla Duma, la camera bassa del Parlamento russo.

“I primi mesi di quest’anno mostrano che il trend di rallentamento economico persiste, con rischi molto seri”, ha spiegato in una relazione sui risultati del governo russo.

Secondo Medvedev, il governo aveva previsto un rallentamento ed ha ora il compito di attuare misure equilibrate per raggiungere dinamiche accettabili per gli indicatori chiave. “Ne abbiamo parlato l’altro ieri con il presidente, discutendo misure per stimolare lo sviluppo economico. Abbiamo concordato di tenere una riunione in sede presidenziale con esperti, e, forse, con i deputati della Duma di Stato”, ha detto il primo ministro.

L’economia russa subì una contrazione di quasi il 10 per cento nel 2009, sulla scia della prima ondata di crisi finanziaria ed economica mondiale. Quello che teme Putin è che lo schema si ripeta. Per questo ha ordinato al primo ministro di convocare una riunione di emergenza con i consiglieri del Cremlino e del governo. Per cercare di trovare una risposta. Ma la paura diventa sempre più grande. Soprattutto dopo Cipro. Varie compagnie russe stanno infatti risentendo pesantemente della manovra finanziaria per salvare l’Isola. Il costruttore di automobili Avtovaz vede 16 milioni di euro bloccati sui conti di Nicosia.

Un’altra società, in questo caso totalmente statale, per il trasporto marittimo, Sovcomflot, rischia di perdere 25,8 milioni sempre in quello che si sta rivelando per Mosca un “buco nero” nel Mediterraneo.

Questi solo alcuni casi noti. Ma Cipro è solo un nuovo aspetto di una paura quasi atavica che si riflette sull’economia putiniana: il default dopo lunghe stagioni di abbondanza.

L’economia russa è stata già salvata dalla rovina, grazie a decine di miliardi di dollari che il governo ha rapidamente infuso nel settore bancario nel 2009. Ma la ripresa economica che ne è seguita è stata lenta. Nei mesi scorsi, Mosca sembrava un faro in un’Europa che pativa ancora i marosi della crisi, anche a detta di imprenditori stranieri attivi nella Federazione. Ma l’economia oggi è ridiscesa, anche rispetto a quelli che erano modesti tassi di crescita del deludente 2012 (3,4 per cento).

Il ministero dell’Economia la scorsa settimana ha tagliato le previsioni di crescita per quest’anno al 2,4 dal 3,6 per cento, motivato anche dal rallentamento della produzione industriale e della domanda dei consumatori. Il ministro Andrei Belousov ha avvertito che la crescita trimestrale potrebbe rivelarsi negativa entro la fine dell’anno. “Non siamo in una recessione ancora, ma ci potremmo finire”, ha ammonito Belousov.

Altro segnale negativo: il rublo continua a scivolare in basso.
Ai primi di aprile la Banca centrale russa, per la prima volta da mesi, ha avviato una politica di intervento a sostegno della valuta nazionale, il rublo. L’intervento condotto il 3 aprile è stato causato da una riduzione significativa della divisa rispetto al paniere di valute di riferimento euro/dollaro. Il giorno prima, il 2 aprile, si era tenuta una riunione d’emergenza della Banca, ad appena due settimane dalla sua ultima decisione sui tassi (lasciati quella e questa volta invariati).

E tuttavia proprio sui tassi si sta tenendo il vero braccio di ferro. Il presidente Putin ha espresso il suo disappunto: per lui sono troppo elevati. E gli analisti dicono che Elvira Nabiullina, ora nominata a capo della Banca, è un’ottima economista, ma deve tutta la sua carriera a Putin. Quindi potrebbe essere disponibile a cedere alle sue richieste, ovvero ad abbassare i tassi per rilanciare la crescita.

Politicamente intanto andrà spiegata qualsiasi flessione – o non flessione – economica del Paese. Ed evidentemente si sta cercando una formula.

Lo scorso 3 aprile, per la prima volta da mesi, la Banca centrale russa ha avviato una politica di intervento a sostegno della valuta nazionale, il rublo. Il volume e’ ancora basso (30 milioni di rubli per un valore inferiore al milione di dollari) e l’ultima volta che il regolatore è intervenuto in difesa della divisa è stata il 16 novembre dello scorso anno. Successivamente, il regolatore intervenne per impedire la crescita della valuta nazionale, il 21 febbraio, in base alle statistiche della Banca Centrale di Russia.

L’intervento è stato causato da una riduzione significativa del rublo rispetto al paniere di valute di riferimento euro/dollaro. Nei primi giorni di aprile il valore del basket valutario ha superato il livello di 35,65 rubli, oltre la cui soglia la Banca centrale ha deciso di vendere divise per sostenere il rublo. (TMNews)