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Il settore del risparmio gestito in Europa si trova oggi di fronte a una trasformazione strutturale anche per fare fronte a cambiamenti profondi nelle preferenze degli investitori e alla maggiore concorenza degli operatori a stelle e strisce. A delineare il quadro è il report “The European asset management industry: Navigating volatile times” di McKinsey & Company, che individua le cinque tendenze chiave destinate a plasmare il settore nei prossimi anni.
Alternativi: una corsa affollata con margini in calo
Nonostante le masse in gestione restino significative, gli investimenti alternativi (Private equity, venture capitale, real estate) in Europa mostrano segnali di rallentamento.
Nel 2024, i flussi netti si sono attestati a 52 miliardi di euro, ben lontani dai quasi 200 miliardi del 2021. Il tasso di crescita dei nuovi flussi è crollato dal 7% al 1,6% in tre anni. E il panorama si fa sempre più competitivo: oltre 700 operatori specializzati hanno raccolto più di 250 milioni di dollari ciascuno nell’ultimo quinquennio. Solo 13 dei primi 100 gestori alternativi per raccolta sono attori tradizionali.
La buona notizia per i gestori europei è che il retail potrebbe offrire una nuova frontiera, grazie alla democratizzazione degli alternativi e all’evoluzione normativa degli ELTIF 2.0, che a fine 2024 hanno raggiunto i 21 miliardi di euro di AUM, con una crescita annua media del 40%. Le stime parlano di un mercato da 65-70 miliardi entro il 2027.
La crescita inarrestabile dei fondi passivi
La quota di fondi passivi sul totale dell’AUM europeo è passata dall’11% del 2015 al 24% nel 2024, con asset che hanno toccato i 4.900 miliardi di euro, spinti anche dalla digitalizzazione e dalla diffusione di robo-advisor e neobanche. Ma la vera svolta – si legge nell’analisi – è arrivata dai canali tradizionali, ovvero banche, assicurazioni, consulenti finanziari, che oggi intercettano la maggior parte dei flussi.
Il trend è destinato a continuare anche in scenari di alta volatilità: nei tre anni più turbolenti (2016, 2020 e 2022), la quota dei passivi è cresciuta comunque dello 0,9% annuo. Tuttavia, il contributo ai ricavi resta limitato: pur rappresentando il 18% degli AUM, i passivi pesano solo per il 7% della revenue pool europea, a causa di commissioni medie pari a 13 punti base (contro i 42 degli attivi).
Cripto: una promessa ancora tutta da cogliere
Con un market cap globale superiore ai 3.000 miliardi di euro, il mondo cripto rappresenta una nuova asset class che cresce del 75% l’anno. Eppure i gestori europei restano ai margini, con solo lo 0,7% di penetrazione rispetto alla capitalizzazione complessiva.
Il potenziale c’è: i fondi cripto europei hanno superato i 20 miliardi di euro nel 2024 e la regolamentazione (come il MiCA dell’UE) potrebbe favorire una maggiore partecipazione istituzionale. Resta da vedere se l’industria saprà superare scetticismi, limiti di expertise e la naturale inclinazione degli early adopters a gestire da soli i propri wallet.
ETF attivi: crescita rapida ma rischio cannibalizzazione
Nel frattempo, gli ETF attivi stanno guadagnando terreno: con 58 miliardi di AUM a inizio 2025, hanno registrato un CAGR del 37% dal 2019. E le previsioni sono rivolte al bello: il mercato potrebbe triplicare entro il 2029, arrivando a 165 miliardi di euro.
L’espansione non è tuttavia indolore. Circa il 13% dei flussi verso ETF attivi proviene da fondi attivi tradizionali duplicati, segno di una cannibalizzazione interna.
Resta il dilemma strategico per i gestori: difendere la redditività dei fondi attivi classici o accettare margini più bassi in cambio di volumi e rilevanza futura.
Gen AI: da strumento operativo a leva per generare alfa
Uno guardo infine all’intelligenza artificiale, che non è più solo uno strumento di produttività interna: il 42% dei gestori europei ha già rilevato un impatto positivo sulla performance dei portafogli. Secondo McKinsey, il 68% degli operatori punta su Gen AI (Generative Artificial Intelligence, ovvero Intelligenza Artificiale Generativa) non solo per l’efficienza, ma anche per generare valore aggiunto.
Oltre la metà dei gestori usa l’AI per costruzione e ribilanciamento di portafoglio; circa il 20% ha fondi interamente gestiti da algoritmi. Le applicazioni spaziano dalla ricerca al risk management, con un’adozione destinata ad accelerare, anche in ottica competitiva con i giganti tech-fin statunitensi.
Insomma, l’industria dell’asset management in Europa si trova a una svolta epocale. A fronte di margini sotto pressione e un’arena competitiva sempre più globale, la capacità di innovare i prodotti, abbracciare la tecnologia e sfruttare i nuovi canali sarà determinante. I player tradizionali dovranno scegliere se resistere al cambiamento o ripensare radicalmente il proprio modello di business, prima che sia troppo tardi.