Risparmio gestito: come trovare il gestore più bravo

2 Maggio 2018, di Alessandro Piu

La Mifid2 ha posto l’attenzione sulla trasparenza dei costi ma non basta. L’investitore deve trovare da se il gestore più efficiente. Ecco come fare 

La guerra dei costi è cominciata il 3 gennaio 2018 con l’entrata in vigore della Mifid2, che mette al centro dell’attenzione la trasparenza e punta a far emergere tutte le spese che i risparmiatori sostengono quando investono il proprio denaro. Alle commissioni esplicite si aggiungono infatti, sui prodotti del risparmio gestito, una serie di commissioni implicite che spesso non vengono evidenziate dall’intermediario ma pesano sul rendimento finale dell’investimento. Per molti investitori sarà una presa di coscienza amara. Per i consulenti finanziari e gli asset manager sarà uno stimolo a migliorare la propria offerta non solo dal punto di vista della riduzione dei costi ma anche del miglioramento delle performance e della selezione dei prodotti più efficienti. Perché il cliente può essere disposto a pagare un po’ di più solo se può ottenere qualcosa di meglio.

A caccia dei migliori

“Chi sono i migliori?” si domanderanno allora i risparmiatori. La stessa domanda se la porranno anche i consulenti per confrontarsi con la concorrenza e, magari, cercare di strappare clienti a un collega. La Mifid2 non fornisce la risposta ma in soccorso di consulenti e investitori arrivano servizi che permettono di confrontare i prodotti di investimento presenti sul mercato. Per esempio la consulenza della svizzera Zwei Wealth Experts per le gestioni patrimoniali o lo strumento di comparazione online messo a disposizione da Refees per il risparmio gestito.

Zwei Wealth Experts offre un servizio di analisi per mettere a confronto le gestioni patrimoniali e aiutare chi detiene patrimoni superiori al milione di euro a selezionare il gestore adeguato e le migliori offerte sul mercato. Fondata a Zurigo da Klaus Wellershoff ex-capo economista di Ubs e da Patrick Muller in precedenza responsabile per i mercati Middle east e Africa di Ubs, ha di recente aperto una sede a Milano (dicembre 2017 ndr). Il suo servizio è basato su una banca dati proprietaria, alimentata attraverso le informazioni fornite da banche e asset manager: per esempio performance reali e certificate delle linee di gestione patrimoniale, composizione e rischiosità dei portafogli, commissioni. I dati vengono poi analizzati da un algoritmo proprietario che individua le soluzioni e il gestore migliore.

“L’analisi del mercato dei servizi di private banking – sottolinea Peter Conrad, amministratore delegato di Zwei Wealth Experts in Italia – evidenzia l’urgenza di migliorare trasparenza ed efficienza. Aiutando gli investitori a scegliere vogliamo anche contribuire alla trasparenza del mercato”.

Solo il 33% della performance di un prodotto si trasforma in rendimento netto. A destra, è difficile battere il benchmark, ancora più difficile e farlo con regolarità

Proprio questa sembra essere ancora merce rara. Le ricerche effettuate dalla società svizzera sulle gestioni patrimoniali evidenziano come solo il 33% dei rendimenti estratti dal mercato rimane agli investitori mentre la parte restante si disperde in commissioni e costì che arrivano anche al 40% della performance, nonché in deficit di implementazione delle strategie. Inoltre non è affatto vero che la qualità si paga visto che le ricerche degli analisti di Zwei mostrano che non esiste alcuna relazione tra il prezzo di una gestione patrimoniale e la sua performance. Da quando il servizio è attivo, in Svizzera, ammontano a oltre 1,5 miliardi di franchi gli asset sottoposti a “ottimizzazione” dalla consulenza di Zwei con una riduzione delle commissioni in media del 32%.

“Le richieste non arrivano solo da investitori privati – spiega la società – ma sta crescendo la categoria intermediari quali family office, fiduciarie e consulenti indipendenti”.

A garanzia della propria indipendenza Zwei Wealth Experts è remunerata solo dal cliente a cui ha fornito la sua consulenza.

“Dopo la selezione e la scelta del gestore, che è demandata all’investitore, Zwei Wealth Experts può continuare su richiesta del cliente a supervisionare la gestione assicurando il rispetto dei parametri stabiliti e le sue attese”.

Offrire più trasparenza sugli investimenti in risparmio gestito e sui loro costi è anche l’obiettivo di Refees, una start up innovativa nata alla fine del 2016 che mette a disposizione due piattaforme online, una per i risparmiatori e l’altra (Optipholio) per i consulenti.

“Ci siamo resi conto che molti dei nostri utenti sono consulenti finanziari” spiega a WSI Filippo Livorno, cofondatore e amministratore delegato di Refees che prosegue: “A oggi gli utenti di Optipholio sono di due tipi. La maggior parte sono consulenti finanziari indipendenti (70%), che utilizzano la piattaforma per analizzare i portafogli di clienti potenziali, e poi ci sono consulenti abilitati all’offerta fuori sede (30% circa). Abbiamo poi sviluppato anche un’offerta dedicata alle società di investimento e stiamo dialogando con alcune reti di consulenti di grandi dimensioni che vorrebbero adottare la piattaforma”.

Il servizio offerto online da Refees mette in evidenza i costi impliciti dei singoli strumenti in cui è investito un portafoglio e propone, se esistono, alternative più convenienti. Spesso si tratta di ETF ma la piattaforma non guarda solo al costo.

“Quello che facciamo è vedere se il gestore è stato in grado di produrre valore in maniera continuativa nel corso del tempo – spiega Livorno -. Se è stato bravo noi assolutamente non consigliamo di cambiare il prodotto in portafoglio”.

La piattaforma destinata ai consulenti è stata lanciata il mese scorso è non sono ancora disponibili dati sul risparmio di costi che chi l’ha utilizzata ha ottenuto.

“Tuttavia – sottolinea Livorno – sulla piattaforma retail, dove abbiamo qualche migliaio di portafogli caricati, mediamente si va da un minimo del 20% a un massimo del 60%. È una forchetta molto ampia ma il livello di efficientamento sui costi che si può avere dipende molto dalla composizione del portafoglio”.

Come funziona Optipholio?

“Il consulente – riprende Livorno – può fare innanzitutto un’analisi dei costi del portafoglio del cliente, potenziale o attuale per verificarne i costi, compresi quelli che l’investitore tendenzialmente non vede come per esempio le commissioni di gestione che vengono prelevate dal fondo. I fondi del portafoglio che il consulente inserisce per l’analisi vengono classificati in quattro categorie. La prima sono gli ottimizzabili, ossia quegli strumenti dove abbiamo identificato una strategia passiva meno costosa. La seconda sono gli strumenti già ottimizzati cioè che hanno un costo ragionevole. Poi ci sono gli strumenti di valore che sono stati in grado di portare rendimento al portafoglio nel lungo termine. Infine la categoria degli strumenti da valutare sono quelli che, pur non essendo stati in grado di produrre alfa, hanno un costo abbastanza alto. Dopo l’inserimento del portafoglio il consulente può effettuare delle simulazioni, sostituendo i prodotti costosi o poco performanti con le alternative che la piattaforma stessa, in base ai criteri da lui scelti, gli propone”.

Nel database di Refees, alimentato dal provider francese Quantalys, ci sono circa 38.000 record sugli strumenti distribuiti in Italia.

Trasparenza sui costi ma anche sulle informazioni

L’introduzione della Mifid2 vuole dare una spinta verso una maggiore trasparenza che non riguarda però solo i costi ma anche le informazioni. Ed è in primo luogo online che gli investitori cercano le risposte:

“Riteniamo che al giorno d’oggi la tecnologia debba essere utilizzata per portare un reale e concreto valore al risparmiatore, anche quando si tratta di cercare online informazioni in merito ai prodotti che egli intende sottoscrivere. Le case che offrono facilità di accesso ai prodotti e una totale trasparenza dovrebbero, a nostro avviso, essere privilegiate” dichiara Livorno.

Per questo motivo Refees  volto a esaminare il loro grado di trasparenza online in merito ai prodotti accessibili al risparmiatore italiano. Purtroppo il risultato non è esaltante:

“Ne è risultata una classifica in cui solo il primo 10% (15 case sulle 120 analizzate) hanno finora ottenuto il Refees Transparency Award. Refees si pone come obiettivo di determinare un ‘gold standard’ a cui tutte le case dovrebbero ambire ed è a completa disposizione per indicare, a quelle interessate, come procedere per implementare la sua metodologia”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di aprile del mensile  Wall Street Italia