Referendum a rischio, anche Onida presenta ricorso: “Quesito mal posto”

12 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il voto del referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbe risultare troppo difficile visto che ci sono troppi argomenti diversi in un unico quesito.

Ed  è sulla base di questa motivazione che l’ex giudice costituzionale ed ex presidente della stessa Corte, Valerio Onida, ha chiesto che sulla scheda elettorale si pronunci la Consulta. Onida insieme a Barbara Randazzo, docente di diritto costituzionale all’Università di Milano, ha presentato ricorso urgente innanzi al Tar del Lazio e al tribunale di Milano, impugnando il decreto per l’indizione del referendum.

L’ex giudice Onida scrive di “quesiti non eterogenei a tutela della loro libertà di voto”, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, del decreto del presidente della Repubblica di indizione del referendum e di “ogni altro atto preliminare, connesso o conseguenziale”. Motivo? La mancata libertà di voto che provoca una lesione dei diritti degli elettori.

“Il decreto di indizione del referendum ha recato la formulazione di un unico quesito, suscettibile di un’unica risposta affermativa o negativa, pur essendo il contenuto della legge sottoposta al voto plurimo ed eterogeneo (…) La legge sottoposta a referendum ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti (…) la sottoposizione al corpo elettorale dell’intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito, viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore, arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell’esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale”.

Anche il Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana hanno presentato un ricorso nei giorni scorsi sulla forma del quesito referendario, considerato “suggestivo, incompleto e fuorviante”.