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Mentre l’oro sfonda per la prima volta la barriera dei 4.000 dollari l’oncia, Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo, avverte che l’economia globale sta entrando in una fase che ricorda da vicino gli anni Settanta: un periodo in cui inflazione, debito pubblico e tensioni geopolitiche minarono la fiducia nelle valute tradizionali e nei titoli di Stato.
“Ci troviamo in una situazione molto simile ai primi anni ’70”, ha dichiarato Dalio intervenendo al Greenwich Economic Forum, nel Connecticut. “In un contesto di alta spesa pubblica e di eccesso di debito, detenere denaro o obbligazioni non garantisce più la conservazione della ricchezza. Bisogna guardare ad asset reali, come l’oro, che si comportano bene quando le altre componenti del portafoglio scendono”.
Le dichiarazioni arrivano mentre i future sull’oro con consegna dicembre hanno chiuso ieri a 4.004,40 dollari l’oncia, dopo aver toccato un massimo intraday di 4.014,60 dollari, in rialzo di oltre il 50% dall’inizio dell’anno. Un rally che ha travolto le previsioni degli analisti, alimentato dalla debolezza del dollaro (in calo del 10% nel 2025), dai tagli ai tassi della Federal Reserve e da un contesto geopolitico segnato dalle tensioni tra Stati Uniti, Cina e Russia.
Il richiamo alla storia
Per Dalio, che da anni costruisce i suoi modelli d’investimento sui “cicli di lungo periodo” dell’economia, la situazione attuale è l’ennesima conferma di uno schema che si ripete: governi fortemente indebitati, banche centrali costrette a monetizzare il debito e monete che perdono potere d’acquisto.
“Quando la quantità di denaro e di debito cresce più rapidamente del valore reale dell’economia – ha spiegato – il risultato è una svalutazione silenziosa. È ciò che stiamo vivendo oggi, anche se molti preferiscono non chiamarla con il suo nome”.
Dalio non parla solo di Stati Uniti.
“Il fenomeno è globale: Europa, Giappone, Cina. Tutti i grandi sistemi economici stanno affrontando la stessa sfida, quella di finanziare spese crescenti con valute che si stanno indebolendo”, ha aggiunto.
Una nuova strategia di portafoglio
L’investitore, da sempre sostenitore della diversificazione estrema, suggerisce di rivedere la tradizionale composizione 60-40 – 60% azioni e 40% obbligazioni – che per decenni ha rappresentato la bussola dei risparmiatori.
“Oggi non basta più”, sostiene Dalio. “L’allocazione strategica deve includere fino al 15% in oro, o comunque in beni reali che preservano valore in fasi di svalutazione. Non perché l’oro renda, ma perché protegge”.
È un consiglio che contrasta con le raccomandazioni più prudenti dei consulenti finanziari, ma che riflette la convinzione del gestore americano che la fase di “denaro facile” sia ormai finita, e con essa la stabilità del portafoglio tradizionale basato su titoli di Stato.
Geopolitica e fiducia
Nella visione di Dalio, la perdita di fiducia nel debito sovrano non è solo una questione economica, ma anche politica. “Il mondo è sempre più frammentato – ha detto – e la geopolitica sta tornando a essere una variabile finanziaria. Le sanzioni, le guerre valutarie, la concorrenza tecnologica: tutto questo cambia il modo in cui il capitale si muove”.
Il fondatore di Bridgewater ricorda che la fiducia nel dollaro come moneta di riserva globale non è garantita per sempre.
“Molti Paesi stanno riducendo la loro esposizione ai Treasury americani e accumulano oro o altre riserve alternative. È un segnale che non va sottovalutato”.
Negli ultimi mesi, infatti, le banche centrali di Cina, India e Arabia Saudita hanno accelerato gli acquisti di metallo prezioso, mentre gli investitori retail cercano rifugio dalla volatilità e dall’erosione dei rendimenti reali.
Il parallelo con gli anni Settanta
Il riferimento storico non è casuale. Negli anni ’70, dopo la fine del gold standard, l’America affrontò una spirale inflazionistica e una perdita di fiducia nel dollaro, innescando una lunga fase di rialzi per l’oro e di tensioni sui mercati finanziari.
“Il rischio è che la storia si ripeta”, avverte Dalio. “Non necessariamente con la stessa intensità, ma con la stessa dinamica: troppa liquidità, troppe promesse di pagamento, e un numero crescente di investitori che preferiscono tenere in mano qualcosa di reale”.
Per Dalio, la lezione è chiara: “Quando le banche centrali stampano denaro più velocemente di quanto cresce la produttività, chi conserva ricchezza deve cambiare approccio”.
Mercati in cerca di direzione
Sul mercato, la raccomandazione di Dalio arriva in un momento in cui gli investitori rivalutano il ruolo delle asset class difensive. Dopo il taglio dei tassi deciso dalla Federal Reserve a settembre, i rendimenti reali sono tornati sotto pressione e il dollaro ha perso terreno contro le principali valute.
La combinazione di debito record, rallentamento della crescita e instabilità politica spinge molti gestori a riconsiderare le strategie. E la voce di Dalio – 74 anni, ancora riferimento per molti hedge fund – pesa.
“L’oro non dipende da nessuno. È l’unico asset che puoi detenere senza dover contare sulla promessa di qualcun altro. Non paga cedole, ma ti protegge da chi non può più mantenerle”.