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In un contesto internazionale ancora segnato da forti tensioni geopolitiche ed economiche, il giudizio dell’agenzia di rating di S&P sui conti pubblici italiani atteso per domani, 30 gennaio 2026, resta un passaggio cruciale. I conflitti in corso, le nuove aree di frizione geopolitica e le incertezze sul commercio globale continuano a pesare sul quadro macroeconomico, ma non sembrano, almeno per ora, mettere in discussione la tenuta complessiva delle principali economie avanzate.
Secondo S&P Global Ratings, l’economia europea e quella globale stanno mostrando una capacità di resistenza superiore alle attese, nonostante il contesto complesso. Le prospettive restano improntate a una crescita moderata nel breve periodo, con un possibile rafforzamento nel medio termine. È in questo scenario che si colloca la valutazione sull’Italia, attesa dai mercati con maggiore serenità rispetto al passato, anche grazie a una fase di stabilità politica e a una gestione dei conti pubblici percepita come più disciplinata.
Italia al test rating: cosa aspettarsi dal giudizio di S&P
Dal punto di vista macroeconomico, l’Italia continua a muoversi su un sentiero di crescita contenuta ma positiva. Le stime più recenti indicano un’espansione del Pil inferiore all’1% nei prossimi anni, in linea con il quadro europeo. Anche S&P prevede una dinamica leggermente più favorevole rispetto alle stime internazionali, pur in un contesto di rallentamento rispetto alle aspettative precedenti.
Sui mercati finanziari, il clima resta costruttivo. Lo spread tra BTP e Bund tedeschi si è progressivamente ristretto, toccando livelli che non si vedevano da anni. Secondo Daniele Bivona, Portfolio Manager di AcomeA Performance e AcomeA Global Bond (AcomeA SGR), il differenziale “si è portato in area 60 punti base, sui livelli più compressi dal 2008”. Un movimento che, sottolinea Bivona, è soprattutto il risultato dei flussi di mercato, in un contesto di minore volatilità dei tassi e di forte propensione al rischio a livello globale, più che di un vero miglioramento strutturale del profilo creditizio del Paese. Tuttavia, la riduzione delle vulnerabilità del settore bancario e il rafforzamento del settore estero hanno contribuito a rendere l’economia italiana più resiliente.
Un segnale chiaro del cambiamento in atto, secondo il gestore, si è visto a inizio gennaio con un’emissione di titoli di Stato via sindacato su doppia tranche, che ha raccolto ordini per circa 190 miliardi di euro. Un dato che evidenzia la forza della domanda istituzionale e una riallocazione dei flussi europei verso i titoli periferici, a scapito di quelli considerati più “core”.
Il nodo del debito e le prospettive di S&P
In questo contesto di mercati favorevoli, l’attenzione resta comunque alta sul tema del debito pubblico, che continua a rappresentare il principale fattore di rischio nelle valutazioni delle agenzie. Dopo un temporaneo miglioramento, il rapporto debito/Pil è tornato a salire, mantenendosi su livelli molto elevati. Proprio su questo aspetto S&P aveva richiamato l’attenzione nell’ultima revisione, confermando il rating dell’Italia e lasciando l’outlook stabile, ma invitando a un maggiore impegno per rendere più credibile la traiettoria di riduzione del debito.
Negli ultimi mesi, però, il Paese ha incassato segnali positivi da altre agenzie di rating. Fitch e Moody’s hanno premiato i progressi sul fronte fiscale e il ritorno dell’avanzo primario, riconoscendo una maggiore affidabilità dei conti pubblici e una migliore capacità di rispettare il quadro di bilancio europeo.
Alla luce di questi elementi, secondo Bivona la revisione del rating di S&P attesa per venerdì “è destinata con tutta probabilità a rivelarsi un non-evento”, con eventuali decisioni che dovrebbero limitarsi ad allinearsi alle valutazioni già espresse da Moody’s e Fitch. Uno scenario di continuità che riflette un equilibrio ancora delicato tra la fiducia dei mercati e le sfide strutturali che l’Italia dovrà continuare ad affrontare nei prossimi anni.