Profumo (Leonardo): “Senza accordo Brexit saranno guai”

16 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

Se non si trova un accordo per la Brexit sarà un problema per Leonardo. A dirlo alla Cnbc il CEO Alessandro Profumo che si rivela ottimista sul fatto che possa essere raggiunto un accordo per risolvere la cooperazione in corso tra le aziende europee di difesa, ma avverte che la posta in gioco è alta.

Leonardo ha collaborato insieme all’omologa inglese, la BAE Systems e alla Rolls Royce  per la realizzazione di un aereo di nuova generazione in Gran Bretagna, secondo quanto riporta la Reuters. In merito il ministro della Difesa britannico Gavin Williamson ha svelato il modello parlando al Farnborough International Airshow e indicando la cifra stanziata per il progetto: 2 miliardi di sterline. Il progetto riguarda per l’appunto la realizzazione di un jet britannico di nuova concezione e produzione che verrebbe  a sostituire il caccia Eurofighter. L’impegno per questo  progetto rappresenta una nuova direzione assunta dal governo britannico, che in passato aveva indicato che avrebbe semplicemente prodotto parti per aerei come l’F-35 dell’esercito statunitense.

Ora la svolta in cui attore protagonista è l’azienda italiana, Leonardo ex Finmeccanica, confermato dalle parole dell’AD Alessandro Profumo che già in altre occasioni – l’ultima durante l’evento tenutosi a Roma per la presentazione dell’ultimo studio dell’Istituto affari internazionali (Iai) a inizi luglio – aveva rivelato forte preoccupazione per la mancanza di accordo sulla Brexit senza dimenticare che la società ha ben 7 mila dipendenti nel Regno Unito.

“La situazione è particolarmente complessa. Siamo un’azienda che ha sviluppato tantissimi programmi con il Regno Unito, uno per tutti: l’Eurofighter (…) settemila persone nel Paese e una catena del valore complessa; pezzi dei nostri elicotteri vanno e vengono più volte dall’Italia al Regno Unito (…) lo scenario del no deal sarebbe estremamente preoccupante (ndr: in caso di un mancato accordo tra European aviation safety agency (Easa) e la Civil aviation agency (Caa) britannica) non voleremo più nel Regno Unito”.