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Il Private Credit si è affermato come una delle asset class alternative più dinamiche a livello globale, con masse gestite vicine ai 2.000 miliardi di dollari nel 2024 e stime di crescita fino a 3.000 miliardi entro il 2028, sostenute da un CAGR del 13% dal 2015.
Dalla crisi del 2008, il settore ha saputo adattarsi ai diversi cicli macroeconomici, ampliando le strategie d’investimento oltre i tradizionali mini-bond e il direct lending, includendo soluzioni ibride e partnership con le banche. Nell’ultimo decennio, il private credit ha conosciuto una rapida espansione, poiché i suoi potenziali benefici (sia per gli investitori che per i debitori) sono diventati sempre più evidenti.
Di conseguenza, il patrimonio gestito (“AUM”) del private credit è aumentato di oltre quattro volte nell’ultimo decennio. I principali finanziatori del private credit sono sempre stati gli investitori istituzionali. Tuttavia, con l’avvento di veicoli d’investimento adeguati, gli investitori retail stanno progressivamente diventando una colonna portante della base globale di finanziamento del private credit.
Private credit: cosa significa
Il private credit consiste nell’erogazione alle aziende di prestiti negoziati privatamente tra finanziatori non bancari, detti fondi di private credit, e le imprese debitori. Questi fondi utilizzano il capitale raccolto dagli investitori per concedere finanziamenti finalizzati a diversi scopi, come acquisizioni, espansione geografica o rinnovo di macchinari e impianti per aumentare produttività e competitività. Rispetto ai canali tradizionali, il private credit offre alle aziende maggiore rapidità, riservatezza, certezza di esecuzione e flessibilità nella strutturazione e rimborso dei prestiti.
Lo stato dell’arte
Nell’ultimo decennio, una delle classi di attivo che ha registrato la crescita più rapida in Europa è stata proprio il private credit: tra il 2013 e il 2023 gli AUM sono più che quintuplicati, raggiungendo i 505 miliardi di dollari.
In Italia, secondo EY, il mercato – ancora in fase di maturazione – ha visto la raccolta annuale crescere da €551 milioni nel 2020 a €1,4 miliardi nel 2024, spinta da fondi specializzati e grandi gestori internazionali.
I vantaggi del private credit rispetto ai finanziamenti bancari tradizionali diventano sempre più evidenti per molte imprese. In particolare, questa soluzione si rivela preziosa per chi cerca capitale per operazioni di grandi dimensioni o complesse, che richiedono contratti di finanziamento personalizzati e flessibili, offrendo maggiore adattabilità rispetto agli schemi bancari standard.
Le domande da porre al proprio gestore
Nel mondo del private credit, scegliere il gestore giusto è cruciale. La complessità di questa asset class – che finanzia imprese attraverso prestiti privati non quotati – richiede grande attenzione nella selezione dei fondi e nella valutazione della loro trasparenza.
Secondo Michael Murphy di Perpetual Asset Management, sono otto le domande fondamentali che ogni investitore dovrebbe porre al proprio gestore prima di allocare capitali in fondi di private credit.
A chi prestate e quanto è diversificato il vostro fondo?
Un fondo solido presenta un’esposizione ampia e bilanciata, concentrata su società di qualità e prestiti garantiti da asset reali. L’esposizione al settore immobiliare, invece, deve restare entro limiti ben definiti per evitare rischi di concentrazione.
Con quale frequenza vengono rivalutati i prestiti e da chi?
I fondi più trasparenti rivalutano il portafoglio almeno ogni trimestre, utilizzando parametri di mercato o valutazioni indipendenti, e riconoscono tempestivamente eventuali perdite o deterioramenti del credito.
Le condizioni di rimborso degli investitori sono coerenti con la durata dei prestiti?
Un fondo ben strutturato definisce politiche chiare di liquidità e ha dimostrato di saper gestire situazioni di stress di mercato senza ricorrere a blocchi o sospensioni dei rimborsi (“gating”).
Quali commissioni vengono applicate e chi incassa le commissioni pagate dai debitori?
I fondi trasparenti mantengono una struttura di costi semplice e chiara, trasferendo agli investitori eventuali commissioni pagate dai mutuatari, invece di trattenerle al livello del gestore.
Come vengono assegnati i prestiti tra i diversi fondi? Esistono rapporti con parti correlate?
Un buon fondo garantisce indipendenza decisionale, dispone di regole documentate per l’assegnazione delle operazioni e prevede un controllo esterno per evitare conflitti interni o favoritismi.
Utilizzate rating esterni o modelli interni di valutazione del rischio?
I gestori affidabili non attribuiscono autonomamente il rating “investment grade” ai propri prestiti. Se ci sono posizioni non classificate, queste devono essere chiaramente indicate e spiegate agli investitori.
Il fondo utilizza indebitamento per aumentare i rendimenti?
L’impiego della leva a livello di fondo aumenta la volatilità e il rischio. I gestori più prudenti preferiscono evitare la leva, privilegiando un rendimento sostenibile e coerente con la qualità del credito sottostante.
Come si è comportato il fondo durante le precedenti fasi di turbolenza dei mercati?
Un buon gestore può dimostrare con dati concreti come il fondo ha gestito i riscatti e riconosciuto eventuali perdite in momenti difficili, evidenziando solidità e capacità di gestione del rischio.
In sostanza, nel private credit la trasparenza è tutto. Le risposte a queste otto domande non solo aiutano a valutare la solidità del gestore, ma permettono anche di capire se esiste un reale allineamento d’interessi tra investitore e fondo.
Un gestore competente deve poter documentare i propri processi, mostrare dati storici e dimostrare come protegge il capitale degli investitori anche nei cicli di mercato più complessi.