Fonte: Getty Images
Negli ultimi anni il settore bancario italiano sta vivendo una trasformazione profonda. A guidare questo cambiamento ci sono diversi fattori: la spinta verso la digitalizzazione, l’attenzione crescente alla sostenibilità e la necessità di investire nel benessere delle persone. Tutto ciò si riflette anche sulle figure professionali più richieste, ridisegnando ruoli e competenze. Lo rileva Gi Group Holding, analizzando i trend HR in corso nel comparto.
Private Banker e Wealth Manager, i profili più strategici
Al centro di questa rivoluzione ci sono i Private Banker e i Wealth Manager. Sono loro, oggi, i profili più strategici. Perché? Perché hanno la capacità di attrarre e seguire clienti ad alto patrimonio, offrendo consulenze personalizzate che non si limitano alla gestione di un portafoglio, ma spaziano dalla pianificazione successoria alle soluzioni di investimento sostenibile.
Non c’è solo la fascia “alta” del mercato. Crescono anche i ruoli connessi al digitale. Sempre più clienti utilizzano i canali online per gestire i propri risparmi, e qui entrano in gioco i nuovi advisor digitali, consulenti capaci di assistere la clientela a distanza, attraverso piattaforme e video call.
In parallelo, i ruoli più tradizionali come i Gestori Retail o gli Affluent stanno perdendo peso. La chiusura progressiva delle filiali – 261 in sei mesi, con un totale sceso a 19.395 – ridimensiona il loro raggio d’azione. Non significa che spariranno, ma dovranno reinventarsi con competenze più mirate e integrate al digitale.
ESG Product Manager e nuove competenze sostenibili
Accanto a queste figure più classiche, iniziano a farsi strada professionisti che fino a pochi anni fa nessuno immaginava in banca. Parliamo, ad esempio, degli ESG Product Manager, ruoli dedicati alla progettazione di prodotti e investimenti coerenti con i criteri ambientali, sociali e di governance.
La banca del futuro non si trasforma solo nei rapporti con i clienti, ma anche nella gestione interna delle proprie persone. Crescono infatti i ruoli dedicati al welfare e al benessere: dall’HR Welfare Manager, ormai consolidato, al più recente Wellbeing Manager, che si occupa della salute fisica e mentale dei dipendenti.
Il valore del dialogo intergenerazionale
In questo contesto, diventa fondamentale anche il dialogo intergenerazionale. Il settore bancario ha ancora un’età media elevata – circa 49 anni – e contemporaneamente sta accogliendo nuove generazioni di professionisti digital native. La sfida è far convivere esperienze e competenze diverse, trasformando le differenze in ricchezza.
Non tutte le banche seguono la stessa strada. Le incumbents digitalizzate puntano su profili altamente specializzati, le più tradizionali preferiscono figure trasversali, mentre le neobank cercano professionisti ibridi, capaci di gestire interamente la relazione a distanza.
In tutti questi scenari, le Risorse Umane giocano un ruolo centrale: non solo selezione e gestione del personale, ma guida al cambiamento. Devono attrarre i migliori talenti, sviluppare competenze digitali e ESG, promuovere welfare e benessere e costruire percorsi di carriera coerenti con i valori delle nuove generazioni.