Economia

Case green, salta l’accordo: rimandato tutto a dicembre

Salta l’accordo per la case green. Ad annunciarlo è l’onorevole Isabella Tovaglieri, Europarlamentare in forza alla Lega, che ha ufficialmente comunicato che la riunione del trilogo della scorsa notte non ha portato a un accordo sul testo. Sono stati affossati molti punti ideologici della direttiva: adesso se ne parla a dicembre.

La direttiva sulle case green è stata al centro di una riunione fiume che si è aperta nella giornata di ieri (12 ottobre 2023) a Bruxelles. Dopo mesi di trattative si era a caccia della svolta definitiva. Le principali istituzioni europea – stiamo parlando del Consiglio e del Parlamento, con la mediazione della Commissione – si stanno soffermando su quelli che vengono considerati come gli aspetti più controversi del testo. L’obiettivo fallito della riunione era quello di avvicinare le posizioni, che sono sempre state molto distanti.

Cosa prevede la direttiva sulle case green

Cosa prevede, nel dettaglio, la direttiva sulle case green in discussione. La nuova normativa prevede una maggiore efficienza energetica degli edifici, anche se le tempistiche per raggiungere questo obiettivo sono differenti. Per il Parlamento europeo, entro il 2028, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere ad emissione zero, mentre il Consiglio vorrebbe che questa scadenza venga rimandata al 2030. Le scadenze per gli edifici occupati, gestiti o di proprietà delle autorità pubbliche dovrebbero essere ad emissione zero dal 2026 per il Parlamento, mentre per il Consiglio l’obbligo dovrebbe partire dal 2028.

Sicuramente una delle problematiche più importanti, sulle quali continua la discussione, è quella che coinvolge gli edifici già esistenti e che, per essere adeguati alla direttiva sulle case green, dovranno essere ristrutturati. Anche in questo caso le posizioni a confronto sono due:

  • il Parlamento Ue vorrebbe imporre che per gli edifici residenziali si arrivi alla classe energetica E entro il 2030 e D entro il 2033. I tempi dovrebbero essere leggermente più ravvicinati per quelli non residenziali e quelli pubblici: la classe E dovrebbe essere raggiunta entro il 2027 e la D entro il 2030. In questo caso le posizioni dei vari Stati membri sono completamente differenti e coinvolgono l’intero impianto del provvedimento;
  • il Consiglio Ue, invece, vorrebbe mettere in calendario la classe energetica D entro il 2033 ed il raggiungimento degli standard più elevati nel 2040 e nel 2050. Le tempistiche dovrebbero essere decise singolarmente dai vari governi. Per quanto riguarda gli edifici non residenziali l’abbassamento delle soglie energetiche dovrà toccare il 15% entro il 2030 ed il 25% entro il 2034.

Sono presenti anche le esenzioni

I singoli paesi hanno la possibilità di introdurre una serie di esenzioni, escludendo alcuni edifici protetti, perché hanno un particolare valore architettonico o storico. O perché risultano essere degli edifici tecnici, delle chiese o comunque vada dei luoghi di culto.

In questo modo l’Italia, ad esempio, avrà la possibilità di tutelare alcuni edifici che, pur non essendo efficienti dal punto di vista energetico, costituiscono il patrimonio artistico del paese. Potranno, ad esempio, essere esentate le case vacanze, visto che ad essere oggetto della direttiva green sono unicamente gli immobili utilizzati almeno quattro mesi all’anno.

Per il momento non è ancora chiaro se questi obblighi saranno estesi anche alle case popolari.

La posizione dell’Italia

La strategia dell’Italia sulle case green punta ad allungare i termini della discussione, in modo che ci si avvicini il più possibile al mese di giugno 2024, quando il Parlamento europeo verrà rinnovato. A spiegare questa presa di posizione è Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, che spiega che

Gli obiettivi temporali previsti dalla direttiva specie per gli edifici residenziali esistenti, per come delineati oggi, non sono raggiungibili per il nostro Paese.