PIAZZA AFFARI CHIUDE CON UNA FORTE FLESSIONE

4 Dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Per Piazza Affari è stata una giornata pesante, con vendite consistenti che hanno interessato tutti i comparti. Il segno meno ha accompagnato i telefonici come gli assicurativi, i bancari, come i tecnologici, e per il Nuovo Mercato è stato un piccolo bagno di sangue.

Il Mibtel ha chiuso con un ribasso del 2,29%; il Mib30 ha ceduto il 2,45%. Negativo il Midex (-2,25%) mentre l’indice della New Economy ha segnato –4,52%. Il Fib30 ha archiviato la seduta con un calo del 2,48% che ha portato il future sulle 30 blue chips a quota 45.500 punti.

“Il Fib30 già si trovava in prossimità del supporto di 46.400 punti – spiega a Wallstreetitalia Donatella Principe, di Banca Popolare di Vicenza – e l’assenza di segnali forti da parte della Borsa americana non gli ha permesso di tenere”.

L’elemento preoccupante è che, a differenza di lunedì scorso, quando i volumi erano scarsi e al di sotto della media annua, oggi sono stati registrati volumi superiori alla media dell’anno; “questo significa che c’è una forte pressione al ribasso”, dice Principe.

Del resto, fa notare l’analista, l’Italia ha maggiori margini di discesa rispetto agli altri mercati in Europa, in quanto dall’inizio dell’anno ha guadagnato il 12,5%; solo lo Smi svizzero risulta positivo, con +10,3% mentre le altre Piazze hanno perso da gennaio a oggi e anche in modo consistente, come il FTSE-100 di Londra, con –8%.

Anche settori che nelle ultime settimane sono stati penalizzati, ancora oggi presentano un saldo positivo: le stesse telecomunicazioni segnano +0,6% da gennaio contro un –33,6% nel resto d’Europa.

“Inoltre – aggiunge Donatella Principe – è venuta meno una variabile che prima aveva sostenuto il mercato, e cioè l’effetto compensazione tra settori: se prima, al calo dei tmt, si opponeva la crescita di banche e assicurazioni, oggi questo non sta avvenendo. Il mercato finora aveva retto su questo supporto, amplificato anche dai puntelli che di volta in volta potevano venire da qualche utility o da qualche industriale. E’ anche vero, tuttavia, che non ci sono ragioni specifiche per il calo generalizzato al quale stiamo assistendo, se non per quanto riguarda i media, che risentono delle previsioni negative sulla raccolta pubblicitaria”.

Tra i titoli che stanno facendo mancare il loro supporto c’è Eni (-2,22% a 6,71 euro). Nel mese il titolo del gruppo energetico ha guadagnato comunque il 6,7% contro un mercato che è sceso del 3,2%. “Si tratta di profit taking dopo i massimi raggiunti nelle scorse sedute”, dice l’analista. Stesso discorso per Edison (-0,79% a 11,8 euro) che anzi “è l’unica realtà che sviluppa davvero il discorso delle multiutilities”. Nel mese il titolo ha guadagnato il 6,9%.

Anche Pirelli (-0,38% a 3,69 euro) per ora è ferma dopo aver guadagnato il 41% dalla vendita all’americana Corning (GLW)del settore cavi. Fiat non sta più dando il suo apporto, dopo aver sofferto di profit taking in seguito all’operazione su Magneti Marelli, ma oggi è stato l’unico titolo del Mib30, insieme a Fideuram (+2,75% a 15,39 euro) a chiudere in positivo con +0,22% a 27,99 euro.

Il comparto bancario, e soprattutto San Paolo Imi (-6,51% a 16,18 euro; è stato il peggior titolo del Mib30) sta ancora soffrendo del downgrade settoriale da parte di Goldman Sachs, al quale si è aggiunto oggi quello di Merril Lynch. “E’ vero che altre banche d’affari si sono espresse negli ultimi giorni in senso diametralmente opposto – fa notare l’analista di Popolare Vicenza – ma se il sentiment è negativo gli investitori finiscono per diventare più facilmente preda del pessimismo”.

Oggi invece è stata una giornata positiva per Banca di Legnano, controllata da Comit: il titolo è cresciuto sulle voci di imminenti dismissioni. Il rialzo è stato del 3,89% a 8,99 euro.

Tra i telefonici, il mercato è stato ambivalente nei confronti di Tim: il titolo ordinario è sceso del 3,12% a 9,05 euro. Il titolo risparmio è salito dello 0,9% a 4,8 euro sulla scia di voci di conversione del 10% rimasto ancora sul mercato. L’amministratore delegato Marco De Benedetti ha smentito che sia in programma una nuova operazione di conversione; per quanto riguarda l’andamento della società, ha previsto per il quarto trimestre un andamento in linea con i primi nove mesi dell’anno.

Tra gli editoriali, Seat (-3,5% a 2,75 euro) ha margini di crescita anche perché, dice Donatella Principe, “molti operatori sono corti sul titolo e potrebbero scattare ricoperture: già si potrebbe comprare a 2,74 euro; per i più prudenti il consiglio è di aspettare fino a 2,6 euro e poi acquistare”.

Tra i media, Mediaset ha chiuso con un ribasso del 4,55% a 14,45 euro. Gli operatori attendono novità prima delle elezioni politiche. “Se davvero Mediaset cedesse Fininvest a Rupert Murdoch come si sente dire, il mercato potrebbe reagire positivamente, sempre che il passaggio avvenisse a livelli giudicati congrui”.

Saeco ha avuto un ottimo debutto (+25% a 4,2 euro): il titolo è considerato difensivo dal mercato. Freedomland è ancora nella tempesta: il titolo è stato sospeso, e Consob, Commissione di controllo per le società e la Borsa, ha denunciato i sindaci per irregolarità nello svolgimento delle loro funzioni.