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Partite IVA nel mirino dell’Agenzia delle Entrate: come funzionano i controlli sul regime forfettario

Negli ultimi mesi, oltre 4.000 titolari di partita Iva sono finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate. Il motivo? Presunte irregolarità nell’accesso o nel mantenimento del regime forfettario, il sistema agevolato che consente ai piccoli contribuenti di beneficiare di una tassazione ridotta e semplificata.

Ma cosa significa esattamente essere “controllati dal Fisco”? E come funzionano questi accertamenti?

Cos’è il regime forfettario e perché è sotto osservazione

Il regime forfettario è un regime fiscale introdotto per agevolare i lavoratori autonomi e le piccole imprese con ricavi contenuti. Offre una tassazione agevolata — con un’imposta sostitutiva pari al 15%, o 5% per le nuove attività — e una semplificazione contabile notevole: niente IVA, niente ritenute d’acconto e niente obbligo di tenuta della contabilità ordinaria.

Tuttavia, per accedere a questo regime bisogna rispettare determinati requisiti, tra cui il più importante è il limite dei ricavi annuali: 65.000 euro. Se un contribuente supera questa soglia in un dato anno, dall’anno successivo è obbligato a uscire dal regime forfettario e a passare a quello ordinario, molto più oneroso sia dal punto di vista fiscale che degli adempimenti.

Ed è proprio su questo punto che si sono concentrati i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Come funzionano i controlli sulle partite Iva

L’Agenzia delle Entrate ha avviato un’attenta attività di verifica incrociando diverse banche dati, a partire da quelle relative ai movimenti bancari e finanziari. Attraverso l’analisi dei conti correnti, dei bonifici ricevuti, delle spese effettuate con carte prepagate e delle disponibilità patrimoniali, è stato possibile ricostruire — almeno in parte — il volume d’affari effettivo di migliaia di contribuenti.

Secondo quanto emerso, alcuni soggetti avrebbero incassato anche oltre 90.000 euro in un solo anno, restando però nel regime forfettario. Un comportamento che, se confermato, configurerebbe un utilizzo indebito dell’imposizione agevolata.

Per evitare errori o contestazioni ingiuste, il Fisco ha esteso l’analisi anche all’anno successivo. In altre parole, ha verificato se quei contribuenti avevano continuato a incassare cifre elevate anche nel 2022, superando almeno gli 80.000 euro, così da escludere eventuali operazioni straordinarie (come ad esempio una vincita o il riscatto di una polizza).

Cosa rischia chi ha superato la soglia dei 65.000 euro

Chi ha continuato a operare in regime forfettario nonostante l’obbligo di uscita rischia di dover ricalcolare tutte le imposte dovute secondo il regime ordinario. Questo comporta:

  • l’applicazione delle aliquote IRPEF a scaglioni (nel 2022 erano ancora cinque, con punte fino al 43%);
  • l’aggiunta di addizionali comunali e regionali;
  • eventuali obblighi legati all’IVA, alla tenuta della contabilità, e ad altri adempimenti fiscali normalmente non previsti nel regime forfettario;
  • sanzioni e interessi per le somme non versate correttamente.

Il passaggio forzato al regime ordinario può risultare molto più oneroso anche per chi ha effettivamente incassato qualche migliaio di euro in più. La differenza tra l’imposta sostitutiva e l’IRPEF ordinaria, unita agli obblighi contabili, può trasformarsi in un salasso.

Non solo banche: tutti i dati incrociati dal Fisco

È bene ricordare che il controllo del Fisco non si limita al conto corrente. Vengono analizzati anche:

  • le fatture emesse tramite sistema elettronico;
  • i movimenti su carte ricaricabili e prepagate;
  • le dichiarazioni patrimoniali (come l’ISEE, nei casi rilevanti);
  • eventuali disallineamenti tra il reddito dichiarato e lo stile di vita (auto, viaggi, spese di lusso, ecc.).

In presenza di discrepanze significative, scatta l’avviso bonario o, nei casi più gravi, un vero e proprio accertamento fiscale.

Cosa fare se si riceve una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate

Chi riceve una segnalazione o una richiesta di chiarimenti da parte del Fisco non deve ignorarla. È fondamentale rivolgersi subito a un commercialista o a un consulente fiscale per analizzare la situazione e, se possibile, fornire una spiegazione documentata (ad esempio, dimostrando che si è trattato di entrate straordinarie e non di ricavi abituali).

In alcuni casi, può essere conveniente ravvedersi spontaneamente, cioè regolarizzare la propria posizione pagando le imposte dovute con sanzioni ridotte. In altri, sarà invece necessario avviare un contenzioso per dimostrare la propria buona fede.