Cribis-Workinvoice: ecco come le imprese vedono gli affari dopo il Covid

1 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

Quasi 7 imprese italiane su 10 si aspettano un calo del fatturato pari almeno al 20% nel 2020, e più o meno altrettante vedono “dimagrito” il proprio portafoglio ordini. Si conferma negativo, insomma, l’impatto del coronavirus sugli affari delle imprese italiane, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Cribis-Workinvoice.

Sono una minoranza, in generale, le aziende italiane che possono dire, in questa fase, di non aver subito impatti significativi dalla crisi-Covid in termini di ricavi e redditività; ancor più esigua la percentuale delle imprese che affermano di aver incrementato i propri affari.

Fatturato

Il 25,1% delle imprese intervistate dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30%, mentre il 42,2% dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20% e il 30%.

Redditività

Per quanto riguarda la redditività il 47,9% delle imprese prevede una perdita di bilancio, per il 25,6% essa arriva ad essere “significativa” e mentre il 2,4% ritiene che si renderà necessaria una ricapitalizzazione. Scende al 15,6% la quota delle imprese con un’aspettativa di utile simile o superiore a quello del 2019.

Il Portafoglio degli ordini

Gli umori delle imprese restano prevalentemente negativi anche nella valutazione di propri portafogli ordini. Esso è molto diminuito per il 35,1% delle imprese, leggermente diminuito per un ulteriore 32,2% e addirittura “azzerato” per 2,4%. La somma delle imprese che ha sperimentato una riduzione degli ordini arriva quasi al 70% a fronte del 15,2% di imprese che affermano un volume costante negli ordini e una quota di pari entità che ha riportato un incremento.

Previsioni sulla domanda

Le prospettive sulla domanda futura vedono, ancora una volta, la prevalenza delle aziende si si aspettano una riduzione o una riduzione significativa (45,3%) rispetto al 39,9% risultante dalla somma delle imprese che si aspettano una sostanziale continuità della domanda (20,8%) o un aumento (19,1%).