Oro: nelle mani degli italiani fino a 1.500 tonnellate custodite tra banche e caveau privati
Fonte: iStock
Un patrimonio nascosto, custodito tra caveau bancari e casseforti domestiche. L’oro degli italiani non è solo una suggestione: secondo le stime più recenti, nelle mani dei privati si troverebbero tra 1.200 e 1.500 tonnellate di metallo giallo da investimento, considerando esclusivamente il quantitativo tracciabile, cioè legato ad acquisti documentati nel tempo.
A fornire una stima prudenziale aggiornata alla fine del 2025 è uno studio di Antico – Associazione nazionale tutela il comparto oro – riportato da Il Sole 24 Ore. L’analisi è stata elaborata incrociando dati sulle movimentazioni professionali, sulle importazioni e sui flussi registrati dai banchi metalli.
Il presidente dell’associazione, Nunzio Ragno, ha definito la valutazione “prudente” ma rappresentativa di un comparto che, per come si è sviluppato nel corso dei decenni, è rimasto in larga parte poco tracciabile. Il dato, già di per sé rilevante, potrebbe essere solo una parte del quadro. Alcune valutazioni più ampie, che includono oro non registrato, gioielli e lavorazioni domestiche, arrivano a ipotizzare fino a 4.800 tonnellate complessive. Numeri che, pur basati su proiezioni, rendono l’idea di una ricchezza significativa e in gran parte silenziosa.
Oro in possesso degli italiani: il confronto con le riserve ufficiali
Per comprendere la portata del fenomeno basta un paragone: le riserve auree della Banca d’Italia ammontano a circa 2.452 tonnellate. Di queste, meno della metà – il 44,86% – è custodita fisicamente sul territorio nazionale, mentre la parte restante è detenuta all’estero per ragioni di diversificazione e vincoli di sistema. Questo significa che il patrimonio in lingotti nelle disponibilità delle famiglie italiane equivarrebbe ad almeno la metà delle riserve ufficiali dello Stato. Una proporzione che racconta quanto l’oro rappresenti ancora oggi una forma di tutela patrimoniale radicata nella cultura del risparmio.
In termini di valore, le consistenze private oscillerebbero tra 156 e 195 miliardi di euro ai prezzi correnti, con prospettive di crescita se le quotazioni dovessero continuare a salire. Una massa di capitale imponente, ma caratterizzata da una commerciabilità limitata: di fatto, una ricchezza che resta spesso immobilizzata.
Dalle monete ai lingotti: come è cambiato il possesso
Come riporta lo studio di Antico, fino alla fine del Novecento, la forma più diffusa di detenzione era rappresentata dalle monete d’oro: sterline, marenghi e krugerrand, strumenti tradizionali di riserva di valore, spesso tramandati in famiglia. Con l’inizio degli anni Duemila si è assistito a una progressiva trasformazione. Pur restando rilevante la componente monetata, è cresciuta in modo significativo la quota di oro detenuta sotto forma di lingotti e placchette di diverso taglio. A favorire questo cambiamento ha contribuito anche l’evoluzione normativa: la Legge 7/2000 ha liberalizzato il mercato dell’oro da investimento in Italia, prevedendo l’esenzione dall’Iva per le transazioni tra privati.
Il risultato è stato un mercato più accessibile e strutturato, capace di attrarre una platea più ampia di investitori. Oggi, paradossalmente, la spinta verso la regolarizzazione delle consistenze non dichiarate arriva soprattutto dai grandi detentori, convenzionalmente identificati in chi possiede 50 chilogrammi o più. La ragione è semplice: con le quotazioni attuali, la vendita potrebbe generare plusvalenze rilevanti. Tuttavia, l’attuale quadro fiscale rende l’operazione poco conveniente. La normativa prevede un’aliquota del 26% sull’importo transato, oltre agli obblighi di segnalazione alle autorità competenti, come l’Unità di informazione finanziaria per l’antiriciclaggio e l’Anagrafe dei rapporti finanziari.
Di fronte a queste regole, vendere attraverso i canali ufficiali comporta un carico fiscale significativo. L’alternativa – operare fuori dai circuiti regolamentati – espone invece a rischi evidenti, compreso il contatto con ambienti legati al riciclaggio. Una strada che comporta conseguenze legali e reputazionali pesanti.