UBP: Oro, aumentano i rischi per un calo dei prezzi

31 Ottobre 2019, di Peter Kinsella (UBP)

Dall’inizio dell’estate, i prezzi dell’oro sono aumentati in modo significativo. Questo incremento dipende da una serie di fattori. Il forte calo dei rendimenti reali USA, in particolare quelli a più lungo termine, ha ridotto il costo opportunità di detenere oro.
L’aggressiva politica di allentamento monetario da parte delle banche centrali dei Paesi avanzati ed emergenti ha suscitato timori di una corsa al ribasso dei costi di finanziamento, che ha avuto un effetto benefico sul prezzo dell’oro.
In particolare, la decisione della BCE di ridurre i tassi sui depositi implica che, in alcuni casi, detenere fisicamente oro è adesso più conveniente che depositare denaro contante presso la BCE. Le profonde tensioni commerciali e il rallentamento della crescita degli scambi hanno contribuito a un rialzo dei prezzi dell’oro, che ne riflette lo status di asset rifugio. Infine, l’aumento dei rischi geopolitici soprattutto nel golfo Persico, ha portato gli investitori a detenere più oro. Attualmente però sono aumentati i rischi per un brusco calo dei prezzi dell’oro.

Le posizioni lunghe sull’oro sono a livelli estremi

Le posizioni lunghe sull’oro sono a livelli estremi, il che lascia presagire il rischio di una significativa marcia indietro degli investitori, nel caso in cui verranno meno alcuni dei driver fondamentali che influenzano l’andamento dei prezzi del metallo giallo.
Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un calo modesto delle posizioni lunghe nette, ma i livelli restano comunque levati. Gli ETF mostrano una forte raccolta di posizioni in oro e allo stesso tempo si è verificato anche un forte aumento delle posizioni lunghe in oro sul Commodities Exchange Center (Comex). Le attuali posizioni lunghe già ampie suggeriscono che rialzi esplosivi sono improbabili nel breve termine.

La correlazione negativa tra i rendimenti reali statunitensi e i prezzi dell’oro è ben nota; quando i primi salgono, i secondi diminuiscono e viceversa. Rendimenti più bassi riducono il costo opportunità di detenere posizioni lunghe sull’oro. Tuttavia, ciò che è più importante per il prezzo dell’oro non è il livello dei rendimenti reali statunitensi di per sé, ma la loro variazione. Dall’inizio dell’anno, i rendimenti reali a lungo termine statunitensi sono scesi da livelli di circa l’1,5% a livelli attuali di circa lo 0,5%.
Si tratta di un movimento significativo dei rendimenti reali a lungo termine negli Stati Uniti, che è stata in gran parte responsabile dell’aumento del prezzo dell’oro.
È improbabile che i rendimenti sul lato lungo della curva USA diminuiscano significativamente nei prossimi mesi e che l’inflazione aumenti. Ciò suggerisce che una delle spinte principali per il recente rialzo dell’oro è venuta meno.

Da tener d’occhio è anche l’effetto della politica monetaria della FED sulla curva dei rendimenti USA. All’inizio di quest’anno si è verificata un’inversione della curva dei rendimenti USA a 2-10 anni, segnale  questo dell’avvicinarsi di una potenziale recessione americana.
Di conseguenza, i prezzi dell’oro sono aumentati in quanto gli investitori hanno cercato protezione in asset rifugio. A settembre, la Fed ha annunciato che avrebbe ripreso gli acquisti di attività a 60 miliardi di dollari al mese fino a giugno 2020.
La Fed punta a far ritornare il proprio bilancio ai livelli precedenti la fine del QE. In particolare, l’Istituto concentrerà i propri acquisti di asset sul tratto iniziale della curva dei rendimenti. Ciò implica che questa potrebbe divenire più ripida rispetto ai livelli attuali e che l’offerta di protezione attraverso l’oro potrebbe diminuire nelle prossime settimane.

Gli altri fattori che potranno incidere sui prezzi

Tra gli altri fattori che potranno incidere sui prezzi c’è anche il calo della domanda fisica di oro. La Cina e l’India rappresentano circa il 60% di tutta la domanda fisica di oro, soprattutto per i gioielli. Numerose valute asiatiche si sono recentemente indebolite, in concomitanza con il deprezzamento del Renmimbi offshore (CNH). La debolezza della valuta regionale ha determinato un aumento importante dei prezzi dell’oro in valuta locale.
Il maggior prezzo dell’oro potrebbe però portare a una diminuzione della domanda fisica. Inoltre il contesto inflazionistico generalmente basso nei mercati emergenti darà alle banche centrali locali la possibilità di ridurre i tassi di interesse, il che dovrebbe indebolire ulteriormente le valute nazionali.

Per molti dei rischi che hanno preoccupato gli investitori all’inizio di quest’anno – Trade War, Brexit e alcune tensioni geopolitiche – sono stati evitati gli scenari peggiori e la situazione non dovrebbe peggiorare. L’implicazione per gli investitori è che il sentiment globale del rischio potrebbe migliorare alla fine dell’anno e ciò potrebbe avere conseguenze negative sui prezzi dell’oro.
A nostro avviso qualsiasi movimento dell’oro al ribasso dovrebbe essere relativamente limitato e i prezzi dell’oro non scenderanno molto al di sotto dei 1.420  dollari per oncia. Se i prezzi si manterranno su questi livelli, riteniamo che ciò rappresenti un’ottima opportunità di acquisto per gli investitori.

Nel lungo termine, manteniamo la nostra view costruttiva sull’oro. Le politiche di allentamento delle banche centrali e la prospettiva di un ricorso a politiche non convenzionali lasciano pensare che gli investitori che non hanno mai considerato in precedenza gli investimenti in oro guarderanno sempre più al metallo giallo.
Ciò è particolarmente vero nell’Eurozona. Le riserve auree delle banche centrali in percentuale delle riserve totali sono ai minimi pluridecennali e prevediamo che le banche centrali aumenteranno gradualmente le loro riserve auree nei prossimi anni. Questa sarà di ampio supporto al prezzo dell’oro.