Troppo ottimismo dei mercati: gli Usa usciranno dalla fase critica tra aprile e maggio

9 Aprile 2020, di Matthew Harrison (Morgan Stanley)

I mercati sono stati sostenuti dalle decisioni straordinarie prese dalle banche centrali e dalla speranza che, nonostante il diffondersi della pandemia da Covid-19, gli Stati Uniti non abbiano raggiunto livelli di crisi.

Riteniamo che quest’ottimismo sarà di breve durata: in realtà il cammino verso la riapertura dell’economia statunitense sarà lungo, segnato da interruzioni e dall’avvio di misure di distanziamento sociale. La situazione si risolverà completamente solo quando i vaccini saranno disponibili per la maggior parte della popolazione, al più presto nella primavera del 2021.

È il momento di stare più tranquilli. La strada da percorrere difficilmente vedrà una ripresa a “V” grazie ad altri eventi di natura esogena.
La nostra ricerca suggerisce che attuare un immediato distanziamento sociale è il modo migliore per evitare di incastrarsi in un lungo e doloroso percorso che porterebbe ad un picco di casi. Tuttavia, dato che 20 stati non avevano ancora emesso ordinanze che obbligavano la cittadinanza a “restare a casa” prima di aprile, temiamo che sia necessario ancora diverso tempo prima che gli Stati Uniti raggiungano il picco. Il mercato sta sottovalutando il rischio a medio termine per l’economia a causa di un picco USA ritardato e della probabile volatilità che coinvolgerà gli asset di rischio.

In Corea del Sud ci sono voluti circa 10 giorni dalla dichiarazione del lockdown al picco, mentre la Cina ne ha impiegati 15. I nostri modelli suggeriscono che l’Italia impiegherà circa tre volte il tempo che ci è voluto per la Corea del Sud.
Il mercato sembra supporre che l’esperienza italiana sia il giusto proxy per gli altri paesi occidentali, ma i dati suggeriscono che il numero di casi negli Stati Uniti stia crescendo ad un ritmo più veloce rispetto all’Italia.

Inoltre, dubitiamo della capacità degli USA di intensificare il numero di test, cioè la strategia a cui la Corea del Sud ha fatto ricorso per controllare la diffusione del virus. In particolare, la città di Daegu, che conta circa il 70% di tutti i casi coreani, ha effettuato il doppio della quantità di test pro capite rispetto a New York. Stimiamo che gli Stati Uniti avranno bisogno di una capacità di test pari a circa 1 milione al giorno (o di aumentare di 10 volte la capacità attuale). Non ci aspettiamo che questo accada almeno fino a maggio. Questa mancanza d’investimenti ritarderà ulteriormente la ripresa negli Stati Uniti.

Tuttavia, riteniamo che gli USA possano iniziare a uscire dalla fase di picco entro la fine di aprile. Questo significherebbe un tempo per raggiungere il picco iniziale pari a circa 3 volte a quello cinese e fino a 1,5 volte quello italiano. Gli Stati Uniti prevedono un’iniziale riduzione delle misure di distanziamento sociale per consentire la ripresa economica, quindi i governatori degli Stati costieri dovranno affrontare il rischio di casi importati da quelli centrali.
Pertanto, riteniamo che il picco complessivo negli USA potrebbe essere fino a quattro volte quello cinese e due volte quello italiano, il che implica un’iniziale riapertura delle attività economiche a metà/fine maggio.

Inoltre, gli investitori dovrebbero comprendere che non si tratterà di una riapertura “normale”. Gli americani potranno tornare a lavorare con serenità solo dopo che vi sarà un’adeguata capacità di posti letto negli ospedali, un’ampia infrastruttura sanitaria pubblica per supportare i test, un’efficace tracciatura dei contatti per limitare le zone a rischio e un’ampia disponibilità di analisi del sangue per vedere chi è immune dal virus. A nostro avviso ciò accadrà in diverse fasi a partire dalla metà dell’estate.

Ma non ci aspettiamo che il 100 per cento degli americani ritorni al lavoro fino a quando non ci sarà un vaccino disponibile, poiché il distanziamento sociale non può essere attenuato completamente senza un vaccino.
Inoltre, è probabile che i grandi eventi sportivi, i concerti e i parchi a tema non riprendano l’attività o che l’affluenza sia limitata al 10-25 per cento dei livelli precedenti. Questa visione del picco ritardato e del lento ritorno al lavoro ha portato i nostri economisti a rivedere le proiezioni per una significativa ripresa degli Stati Uniti nel terzo trimestre del 2021. Ci aspettiamo che settori come viaggi, tempo libero, sport e intrattenimento rimangano sotto pressione.

Tuttavia, nonostante queste preoccupazioni sulle tempistiche della ripresa statunitense, riteniamo che il mercato stia ignorando il ruolo che la produzione di un vaccino può giocare. La società non può permettersi di perdere di vista il fatto che solo un vaccino potrà fornire una vera soluzione a questa pandemia; allo stesso tempo i governi dovrebbero continuare a collaborare con le aziende leader del settore per portare sul mercato soluzioni promettenti.

Crediamo anche che i governi dovrebbero investire nella produzione di vaccini su larga scala, sapendo che alcuni di questi investimenti potrebbero essere infruttuosi in quanto non tutti i farmaci funzioneranno. Per fornire le miliardi di dosi necessarie per il prossimo anno, questo investimento deve avvenire ora.

Nel frattempo, sono in cantiere antivirali e terapie anticorpali promettenti. Crediamo che alcuni di questi farmaci possano avere successo e che contribuiranno a ridurre la gravità della malattia. Tali successi potrebbero alleviare la pressione sugli ospedali e consentire alla sanità pubblica di sostenere una ripresa anticipata dell’economia.

In questo modo – con terapie per le persone infette disponibili già a metà aprile e i primi dati sulla bontà dei vaccini all’orizzonte entro l’inizio dell’estate – il mercato potrebbe guardare oltre una lenta ripresa degli Stati Uniti e ricominciare a prezzare la crescita futura.

L’articolo è stato pubblicato anche sul Financial Times (https://www.ft.com/content/899407b1-928d-4e23-a951-0e15fc0a98c7) “Markets still too sanguine about coronavirus threat”.