Neuberger Berman: Chernobyl e la mia estate con il coronavirus

4 Agosto 2020, di Erik Knutzen (Neuberger Berman)

La celebrata miniserie ci ricorda che anche gli eventi più improbabili restano comunque possibili e ci rammenta l’importanza di valutare gli aspetti più difficili di una crisi.

Tra giornate calde e lunghe ore di luce, nell’emisfero settentrionale è giunta l’estate. Di solito in questa stagione ci si sposta per ritrovarsi con amici e familiari, magari in spiaggia o in riva al lago, e naturalmente si rinnova il tradizionale appuntamento con le letture estive.

Non di questi tempi, però. La pandemia ha dato un forte scossone a molte delle consuete certezze, dai mercati all’economia, dalla tenuta sociale alla nostra capacità di interagire con gli altri, per non parlare dei piani vacanzieri.

Negli ultimi tre anni ho condiviso alcune riflessioni ispirate dalle mie letture estive. Dapprima, con Guerra e pace ho ricordato che le vacanze possono offrire un’ottima occasione per fare un passo indietro e considerare le cose in un’ottica di più ampio respiro. L’anno dopo, prendendo spunto dalle biografie di Einstein e Leonardo, osservavo l’importanza di un approccio anticonformista in un mondo dominato dal conformismo. Un anno fa, con Factfulness di Hans Rosling, notavo quanto spesso i dati ci sorprendano tracciando un quadro migliore di quello che ci eravamo immaginati.

Shock

Quante cose cambiano in un anno!

La crisi da coronavirus costituisce, ai miei occhi, un avvertimento che le nostre complesse strutture sociali ed economiche possono in realtà celare una fragilità maggiore di quella visibile a prima vista e buona parte delle mie letture estive di quest’anno le ho scelte per cercare di capire meglio le problematiche dei rapporti razziali, delle disuguaglianze e del disagio sociale, che la pandemia non ha fatto che inasprire. Consiglio di leggere Tra me e il mondo, la lettera di Ta-Nehisi Coates a suo figlio adolescente. Descrivendo con un linguaggio crudo ma illuminante i problemi che le persone di colore devono affrontare in America, l’autore ci ricorda che in questo mondo, pur migliorato sotto numerosi aspetti, la vita di alcuni nostri concittadini è molto peggiore di quanto non possa sembrare ai più.

Detto questo, molti hanno scoperto che trascorrere il lockdown in compagnia dei propri familiari non invoglia particolarmente alla lettura solitaria; al contrario, invita a un colpevole abbandono alla televisione. Ecco perché nel mezzo delle vacanze pandemiche di quest’anno vi parlerò di Chernobyl, la miniserie in cinque puntate capace di offrire, in un unico pacchetto, vicende horror cariche di suspense, lezioni storiche di eccezionale realismo, situazioni politiche thriller di sapore kafkiano ed esempi di drammatico eroismo.

“Rischi di eventi estremi”

Come possono gli eventi legati a un disastro nucleare di 34 anni fa riecheggiare nella nostra estate con il coronavirus?

Il motivo va ricercato in parte nell’importanza della resilienza ai “rischi di eventi estremi”, vale a dire eventi molto improbabili ma dall’impatto estremamente elevato. Davanti all’esplosione del reattore di Chernobyl, gli abitanti di Pripyat non compresero la portata del pericolo in cui si trovavano perché quel pericolo era invisibile, proprio come il coronavirus che oggi si diffonde tra noi. L’invisibilità degli eventi estremi può essere determinata anche da altri fattori, come il fatto che non ve n’è traccia nelle cronache storiche o che non si sono mai verificati in precedenza a memoria d’uomo o che sono stati “diluiti” dalle medie di lungo termine. Chernobyl, così come il coronavirus, ha determinato un ampio ventaglio di esiti che mettono in discussione i modelli e le misurazioni tradizionali.

In generale, nei nostri sistemi, la resilienza agli eventi avversi si basa sulla ridondanza: meccanismi di sicurezza delle nostre centrali nucleari; sistemi sanitari dotati di posti letto, dispositivi medicali e apparecchiature protettive sovrabbondanti rispetto alle effettive esigenze; economie basate su filiere produttive più lineari e più flessibili; disponibilità liquide in bilancio; diversificazione e cuscini di liquidità in portafoglio.

Ma la sfida è proprio questa: il più delle volte la resilienza e la ridondanza sono costose, sia sul piano economico che su quello ideologico. Ed è questo il vero nocciolo della questione nella miniserie su Chernobyl.

Scelta pretestuosa

Valary Legasov, il capo della commissione d’inchiesta, scopre che l’esplosione è stata provocata da un arresto di emergenza. L’ingegnere Anatoly Dyatlov nega – catastroficamente e a dispetto di ogni evidenza – che si stia verificando un’esplosione del reattore. Lo fa sia perché sottoposto a pressioni politiche, sia perché è effettivamente convinto che un arresto di emergenza non sia in grado di causare un simile evento.

L’evento, però, non era impossibile, ma solo un evento estremo pronto a manifestarsi in presenza del minimo difetto tra le barre del reattore. Quello stesso difetto che, undici anni prima, aveva causato alcuni incidenti di minore portata a Leningrado, i cui dettagli erano stati messi a tacere dalle autorità.

Quando bisognava scegliere tra la sicurezza e il prestigio della potenza nucleare sovietica, la sicurezza passava sempre in secondo piano. Ovviamente si trattava di una scelta pretestuosa: le leggi della fisica sono quelle che sono e anche Chernobyl, con la sua esplosione, ha dovuto sottostarvi. C’è chi considera quel disastro uno dei principali eventi che contribuirono alla caduta dell’Unione Sovietica.

Oggi è comprensibile che noi tutti, non solo i politici al potere, desideriamo un “ritorno alla normalità” per la nostra società e per la nostra economia. Purtroppo le leggi della biologia sono quelle che sono e finché non saremo in grado di garantire alla società che l’emergenza sanitaria è sotto controllo, va da sé che sia impossibile parlare di ritorno alla “normalità” dell’economia. Per le autorità è importante saper gestire tutti gli aspetti della situazione e per gli investitori è altrettanto importante saper valutare in modo realistico i dati economici, anche quelli negativi, per ridurre al minimo le probabilità di un successivo peggioramento.

Se i fatti dovessero cambiare

Gli investitori come noi rischiano meno in caso di crisi rispetto agli ingegneri di una centrale nucleare o agli operatori sanitari in prima linea, ma in generale i principi in gioco sono gli stessi.

Pensate sempre alla resilienza: diversificate, dotatevi della necessaria flessibilità per muovervi agilmente nel caso in cui dovesse manifestarsi un evento estremo, non lasciatevi cogliere dal “timore di perdere un’occasione”. Quando sopraggiunge una crisi, seguite la disciplina offerta da un playbook: elaborate spassionatamente i possibili scenari e stabilite un piano d’azione per ciascuno, senza prestare ascolto al rumore e concentrandovi sugli aspetti di rilevanza critica. E poi riesaminate spesso quegli scenari, adattando le vostre azioni se i fatti dovessero cambiare.

Tolstoj, Einstein e Rosling avrebbero capito che questo non è un consiglio dettato dalla disperazione, ma è “ottimismo basato sui fatti”. La nostra economia tradizionale è gravemente minacciata, ma poiché il coronavirus ha spinto molti di noi a lavorare da casa, viaggiare di meno, apprezzare i lavoratori in prima linea e sfruttare l’ingegno umano – sul fronte sia medico che tecnologico – come mai era stato fatto in precedenza, può benissimo darsi che la nuova economia sarà più sostenibile, equa, produttiva e flessibile. Probabilmente tutto ciò offrirà opportunità di investimento.

Alla fine, la storia di Chernobyl e quella del coronavirus ruotano entrambe attorno agli sforzi eroici di lavoratori ordinari: come gli ingegneri partiti in missione suicida per impedire una disastrosa esplosione di vapore nelle prime fasi del disastro, i minatori impegnati a scavare un tunnel sotto alla centrale per portare un indispensabile scambiatore di calore o i 3000 liquidatori, ognuno con 90 mortali secondi a disposizione per rimuovere la maggior quantità possibile di detriti del reattore e preparare la posa dell’enorme scafandro protettivo, anch’esso costruito in condizioni agghiaccianti.

Chernobyl è un degno tributo a tutti loro e al coraggio e all’ingegnosità dell’uomo che consentono di creare un futuro migliore.