Legal & General: per utili Usa prevediamo un calo maggiore delle aspettative

8 Aprile 2020, di Lars Kreckel (Legal & General)

Utili corporate USA: prevediamo un calo maggiore di quanto il mercato si aspetti

Ma non mancano motivi di ottimismo: ci sono infatti buone ragioni per ritenere che i titoli tecnologici saranno più resilienti rispetto ad altri settori

Dato lo scenario molto complesso in cui ci troviamo, abbiamo fatto ricorso a due diversi modelli per affrontare il tema degli utili aziendali e delle loro stime.

L’approccio classico è quello di tradurre lo scenario macroeconomico dei nostri economisti in previsioni sugli utili concrete e si basa su parametri quali la crescita del Pil ponderata per le vendite, i margini aziendali e una misurazione del rallentamento dell’economia.

Tuttavia, considerate le sfide in un certo senso uniche che questa crisi ci ha posto di fronte, abbiamo fatto ricorso anche a un approccio settoriale basato sui dati indicanti il declino degli utili delle imprese dei settori americani durante le recessioni del 2000-2003 e del 2007-2009.

Queste perdite sono state superiori a quelle che si registrano in media durante le recessioni (rispettivamente -44% e -54%), ma è probabile che rappresentino meglio ciò che stiamo affrontando oggi rispetto a qualsiasi altro caso storico. Questi dati ci forniscono un quadro più dettagliato per comprendere come gli utili del settore possano reagire stavolta.

Questo è importante perché la contrazione degli utili è senza dubbio il punto di partenza ideale per valutare fino a che punto le azioni possono svalutarsi in questo mercato ribassista. Nella maggior parte dei casi, l’equity drawdown è stato leggermente inferiore rispetto al crollo dei guadagni e questo è il nostro scenario di base. Ovviamente anche altri fattori sono importanti: valutazioni iniziali, sentiment, effetti sui vari settori, eccetera.

In generale, ci aspettiamo una contrazione maggiore rispetto a quella prezzata dal mercato: le nostre stime implicano un calo degli utili del 40%-50%.

Tuttavia, l’approccio settoriale permette di evidenziare anche alcuni aspetti incoraggianti.

Innanzitutto, la composizione settoriale del mercato azionario statunitense nel 2020 potrebbe limitare la portata del calo degli utili aggregati rispetto a quanto avvenuto nel 2008. Due dei settori più colpiti nel 2008, quello finanziario e quello dell’energia (quest’ultimo probabilmente subirà un impatto molto forte a causa del crollo del prezzo del petrolio causato sia dalla domanda sia dall’offerta) oggi hanno circa la metà della ponderazione dell’indice negli Stati Uniti di quella che avevano.

In secondo luogo, la ponderazione di azioni legate al settore tecnologico nei principali indici americani è all’incirca raddoppiata dai tempi della Grande Crisi Finanziaria. Dovremmo ricordare che alcune aziende tecnologiche sono ora “nascoste” rispetto al settore dell’information technology vero e proprio. Amazon, per esempio, è parte del settore dei consumi discrezionali; Facebook, Alphabet/Google e Netflix, invece, fanno riferimento al settore dei servizi di comunicazione.

Ci sono buone ragioni per ritenere che i titoli tecnologici, in senso lato, saranno più resilienti in questa crisi rispetto ad altri settori e soprattutto di quei comparti che avevano un grande peso nell’indice nel 2008, la finanza e l’energia. La tecnologia è un settore meno ciclico grazie a modelli di business basati su forme di abbonamento, alla transizione costante verso un’economia online e ai vantaggi apportati dalle ultime imposizioni di distanziamento sociale e lavoro da remoto.

Non bisogna minimizzare l’impatto che la recessione economica avrà sugli utili societari: la contrazione sarà probabilmente una delle più grandi di sempre. Tuttavia, un approccio di previsione degli utili appropriato ci permetterà di individuare i range in cui emerge il valore di medio periodo dei titoli azionari.