Fonte: Aberdeen
Il “Liberation Day” del presidente statunitense Donald Trump ha rivelato i suoi piani tariffari nei confronti del resto del mondo, rivelatisi persino più drastici di quanto molti temessero. Il risultato è stato un crollo dei mercati azionari globali, con perdite per migliaia di miliardi di dollari, e un’impennata dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni, che si sono avvicinati al 5%. A peggiorare il clima di incertezza ha contribuito anche l’indiscrezione secondo cui Trump avrebbe potuto licenziare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, alimentando ulteriormente la tensione sui mercati. Successivamente, è tornata una certa stabilità. Trump ha ammorbidito la sua posizione sui dazi e l’ipotesi di un licenziamento di Powell è stata accantonata. I rendimenti dei titoli di Stato sono scesi verso livelli più sostenibili e, sul mercato del credito, l’allargamento degli spread sembra aver raggiunto il suo picco, almeno per il momento. Il recente ampliamento degli spread, inoltre, ha riportato le valutazioni da livelli estremamente compressi verso la media degli ultimi dieci anni. Tuttavia, la volatilità continuerà a essere un tema dominante. In questo contesto, riteniamo che gli investitori alla ricerca di rendimenti stabili, con un profilo di liquidità simile al contante e un rischio aggiuntivo contenuto, dovrebbero prendere in considerazione strategie a breve termine finalizzate all’incremento del reddito.
Fed e BCE: sfide differenti
La Federal Reserve e la Banca Centrale Europea stanno affrontando sfide economiche e inflazionistiche di natura diversa. Negli Stati Uniti è in atto uno shock congiunto, dal lato sia della domanda sia dell’offerta, che sta esercitando forti pressioni al rialzo sull’inflazione. Resta da capire se si tratti di un fenomeno transitorio oppure di un’inflazione più radicata che richiederà un intervento deciso da parte della Fed.
In Europa, invece, la BCE si confronta con uno shock prevalentemente legato alla domanda, quindi più facilmente gestibile tramite tagli dei tassi, con un rischio molto più contenuto di alimentare nuove pressioni inflazionistiche.
Una recessione negli Stati Uniti, un tempo considerata remota, appare ora una possibilità concreta, con una probabilità stimata intorno al 45%. In tale scenario, la BCE potrebbe adottare ulteriori misure di allentamento monetario, mentre la Fed potrebbe essere costretta ad agire con maggiore decisione. Al contrario, non è escluso che la Fed possa procedere in modo più cauto rispetto alle attese del mercato, per evitare il disancoraggio delle aspettative di inflazione a lungo termine. A questi elementi si sommano i dubbi sull’indipendenza della banca centrale americana, contribuendo a un contesto di forte instabilità. Anche per questo motivo, riteniamo opportuna un’esposizione verso obbligazioni a breve termine, che presentano una minore sensibilità alle variazioni dei tassi d’interesse.
Perché puntare sulle obbligazioni a breve scadenza
Uno dei principali vantaggi del credito a breve termine è la stabilità dei rendimenti. Negli ultimi vent’anni, questo segmento ha registrato performance positive in 17 anni su 20, con solo tre anni negativi. In confronto, l’indice All-Maturities ha riportato 14 anni di rendimenti positivi e sei anni negativi. Questa maggiore regolarità è attribuibile alla minore sensibilità ai movimenti dei tassi, che rende il credito a breve scadenza un’opzione più prevedibile, specialmente in periodi di turbolenza finanziaria.
Oltre la liquidità
I fondi del mercato monetario hanno continuato a godere di ampia popolarità, grazie ai loro rendimenti interessanti e all’elevata liquidità, in particolare negli ultimi anni. Tuttavia, con la prospettiva di una riduzione dei tassi più lenta del previsto, i rendimenti offerti da questi fondi stanno già diminuendo e, con ogni probabilità, continueranno a scendere. Di conseguenza, prevediamo che molti investitori si orienteranno progressivamente verso strumenti con maggior potenziale di rendimento, come le obbligazioni corporate a breve scadenza. Una vera alternativa al contante deve comunque offrire una liquidità comparabile: per questo, la nostra strategia a breve termine — con tempi di regolamento T+1 — è allineata a quella dei fondi monetari, ma mira a generare rendimenti superiori senza compromettere la flessibilità.
Diversificare per migliorare i rendimenti
Il credito a duration ultracorta consente di mantenere un livello di rischio contenuto. Tuttavia, il vero valore aggiunto risiede nella possibilità di incrementare i rendimenti senza assumere rischi eccessivi. A nostro giudizio, ci sono tre leve principali da attivare in modo equilibrato:
- Selezionare obbligazioni con rating più basso all’interno dell’universo investment-grade, includendo anche una quota selezionata di titoli high-yield a breve scadenza.
- Investire nella parte subordinata della struttura del capitale, sia per emittenti finanziari sia non finanziari.
- Espandere il raggio d’azione geografico, includendo le migliori opportunità globali, con particolare attenzione ai mercati emergenti e asiatici.
Questo approccio consente di costruire un portafoglio più diversificato, più solido e potenzialmente più redditizio rispetto a quelli basati su indici passivi.
Considerazioni finali
Nel prossimo futuro, ci aspettiamo che la volatilità persista, mentre i governi globali si adattano alle politiche economiche, commerciali e di difesa della seconda amministrazione Trump. In parallelo, le banche centrali seguiranno percorsi divergenti, dovendo affrontare sfide specifiche legate a crescita e inflazione. In questo scenario, un’allocazione al credito a breve termine rappresenta, a nostro avviso, un’opzione interessante. I gestori attivi, con una prospettiva globale, possono ancora individuare asset in grado di offrire rendimenti competitivi rispetto alla liquidità, con un livello di rischio contenuto.