Flossbach von Storch: il trucco del miliardo di euro

18 Novembre 2019, di Bert Flossbach (Flossbach von Storch)

A seguito del taglio dei tassi sui depositi da -0,4 a -0,5% deciso dalla Bce lo scorso ottobre, ogni speranza di un’inversione al rialzo dei tassi d’interesse è venuta meno.
E i ministri delle Finanze non possono essere biasimati per aver accettato con gratitudine la considerevole mole di interessi risparmiati grazie a questo ulteriore taglio.

I maggiori beneficiari dei tassi negativi sono infatti i governi. Il basso livello dei tassi d’interesse crea un margine di manovra sufficiente ad alleggerire l’onere per i cittadini e investire nell’istruzione, nelle infrastrutture e in una più efficiente protezione del clima, migliorando così l’equità generazionale. I finanziamenti, tuttavia, sono in realtà destinati principalmente a impegni pensionistici generosi che rappresentano un onere insostenibile per le generazioni al di sotto dei 40 anni a causa del cambiamento demografico.

In questo processo si utilizza anche il reddito cui hanno diritto i futuri contribuenti. Va però detto che se questa redistribuzione intertemporale (la generazione più anziana riceve e la generazione più giovane paga) fosse effettuata dalle imprese, sarebbe considerata una frode contabile volta a migliorare l’aspetto dei redditi correnti a scapito degli esercizi futuri.

Ecco come funziona il trucco del miliardo di euro: se un’obbligazione zero coupon viene emessa con un rendimento di mercato inferiore a zero, il prezzo di emissione dell’obbligazione deve essere superiore al valore nominale, ad esempio 104 per un’obbligazione a cinque anni con un rendimento di emissione inferiore allo 0,8 %.
Alla scadenza, tuttavia, solo il valore nominale di 100 deve essere rimborsato. Il ministro delle finanze tedesco registra la differenza del 4% come utile per il governo federale che confluisce direttamente nel bilancio corrente. Dal 2013 la Repubblica Federale Tedesca ha raccolto in questo modo circa 25 miliardi di euro di utili dalle emissioni obbligazionarie. Solo nel 2019 si prevede un utile di 7,5 miliardi di euro.

Gli effetti sono trascurabili per le obbligazioni a breve termine. Rimane tuttavia un retrogusto amaro quando obbligazioni a lunga scadenza emesse anni fa con cedole relativamente alte sono emesse oggi a prezzi molto superiori al valore nominale e gli ingenti profitti generati dalle emissioni confluiscono bilancio pubblico corrente. Un esempio particolarmente evidente è dato dall’emissione di un’obbligazione trentennale emessa nel 2014 con una cedola generosa del 2,5%.
Il rendimento era solo dello 0,26% quando l’obbligazione è stata emessa il 19 giugno e il prezzo elevato (pari a 158,80). Il Governo ha quindi ricevuto 1,588 miliardi di euro per l’emissione di un’obbligazione del valore nominale di 1 miliardo di euro.
Il ministro delle finanze tedesco è stato in grado di destinare immediatamente l’utile di emissione risultante di 588 milioni di euro al bilancio corrente. I contribuenti, tuttavia, devono pagare la cedola relativamente alta del 2,5% per 27 anni. Anche se questo non è illegale, non è molto equo per le generazioni future. Sarebbe più opportuno collocare gli utili di emissione in una riserva e liberarli in 27 rate annuali di 21,8 milioni di euro fino al 2046 a beneficio dei bilanci futuri e dei contribuenti.

Questo trucco non si presenta solo in Germania, ma anche in altri paesi della zona euro. A settembre, ad esempio, la Spagna ha emesso un’obbligazione con scadenza 2066 con una cedola generosa del 3,45% al prezzo di 168 che ha permesso di raccogliere utili di emissione di 675 milioni di euro.
L’Italia ha emesso un’obbligazione trentennale pagando il 3,85% per generare un utile di emissione di 603 milioni di euro. L’utile è confluito direttamente bilancio corrente dello Stato, gravando così un’intera generazione con pagamenti di cedole inutilmente elevati.

E la partita continua. Senza considerare le obbligazioni zero coupon esistenti, il 16 ottobre la Repubblica Federale Tedesca ha emesso un’obbligazione trentennale con una cedola dell’1,25% e un valore nominale di un miliardo di euro. Il prezzo attuale è di 137 e questo significa che il Ministro delle Finanze si trova a raccogliere probabilmente ulteriori profitti di 370 milioni di euro da aggiungere al bilancio.
Nell’interesse dei nostri figli, possiamo solo sperare che un giorno l’emissione di utili sarà ripartita in modo equo a livello generazionale anche in Germania, Italia e Spagna, come già avviene in alcuni paesi dell’Unione europea come l’Austria.