Coronavirus, quanto dobbiamo aspettare per un vaccino?

13 Marzo 2020, di Anthony Ginsberg (Hanetf)

L’organizzazione mondiale della sanità ha stimato la mortalità del Covid-19 al 3,4% della popolazione mondiale, risultato notevolmente inferiore se confrontato con le epidemie di coronavirus esplose negli anni passati, come SARS e MERS.
Tuttavia, il coronavirus risulta essere maggiormente fatale di una comune influenza, la quale presenta una mortalità intorno allo 0,1%. Nonostante sia estremamente contagioso va detto che la maggior parte delle persone che contrarranno il Covid-19 si riprenderanno completamente nel giro di una/due settimane, senza bisogno di un ricovero ospedaliero.

In questo contesto profondamente instabile, i mercati stanno rispecchiando un panico generale considerando il peggior scenario possibile, quello di una recessione globale. I dati che arrivano dalle recenti analisi sul mercato del lavoro americano sembrano invece essere in controtendenza: sono la prova la creazione di 275.000 nuovi posti di lavoro nel mese di febbraio e il tasso di disoccupazione ai minimi storici con il 3,5%. Sulla base di questi fattori riteniamo che l’economia statunitense possa recuperare a breve le sue perdite, specialmente se favorita da un atteggiamento a nostro parere decisivo per calmare i mercati ossia rallentare la velocità di comunicazione in merito ai nuovi casi di contagio del coronavirus.

Attualmente, almeno 30 aziende e istituzioni accademiche, incluse start up e giganti farmaceutici come la Johnson & Johnson e Sanofi, stanno lavorando su possibili vaccini. Gli scienziati hanno già studiato e decodificato il genoma del virus e scoperto la proteina che causa l’infezione e i primi vaccini sono già stati testati sugli animali mentre a Seattle sta per essere avviata la sperimentazione sull’uomo.

Da due settimane l’azienda biotecnologica statunitense Moderna ha inviato il primo lotto di vaccini che verranno sperimentati su una serie di volontari. Questa è stata una rapida svolta seguita alla decodificazione della sequenza genetica del virus avvenuta lo scorso gennaio. Sono infatti stati necessari solo 42 giorni per lo sviluppo di un vaccino, dimostrando una velocità di risposta senza precedenti, se si pensa che dopo lo scoppio della SARS nel 2003 furono necessari 20 mesi prima di poter procedere ai test sull’uomo.

Lo studio del vaccino è sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases americano. Il vaccino contiene il materiale genetico RNA, il quale induce le cellule corporee del ricevente a sviluppare una proteina del coronavirus. Questa proteina non causa l’infezione ma serve a sviluppare una risposta immunitaria al virus.

Le sperimentazioni iniziali del potenziale vaccino potrebbero essere avviate ad aprile, ma il processo di test e approvazione durerà perlomeno un anno. In Cina il primo vaccino per il Covid-19 è atteso per i test clinici entro la fine di aprile e ad ora la National Medical Products Administration ha approvato l’uso del Favilavir, un antivirale risultato efficace nel trattamento della patologia con effetti collaterali minimi nel trattamento di 70 pazienti. La sperimentazione clinica verrà condotta nella città di Shenzhen.

Esiste la possibilità di sviluppare un vaccino immettibile sul mercato prima del prossimo Natale anche se una produzione massiva come quella necessaria richiederà un tempo ulteriore, dai 4 ai 6 mesi circa. Attualmente si sta utilizzando un antivirale chiamato Remdesivir, della Gilead Corporation, che sembra essere efficace sugli animali ed è stato utilizzato per trattare il primo paziente americano nello Stato di Washington. I ricercatori stanno ora testando il medicinale in test clinici negli Stati Uniti, in Cina e altri Stati.

Chi lavora sui vaccini sta utilizzando un approccio più nuovo e “meno testato” chiamato vaccino “plug and play”. Poiché conosciamo il codice genetico del nuovo coronavirus, Sars-CoV-2, abbiamo a nostra disposizione la mappa completa per “costruire” il virus. Tra i vari approcci che si stanno utilizzando alcuni scienziati stanno prelevando piccole sezioni del codice genetico del coronavirus per innestarle in altri virus completamente innocui.

Altri gruppi stanno ora usando il codice genetico puro (sia DNA che RNA) il quale, una volta iniettato nel corpo, dovrebbe indurre la produzione di determinate proteine che, riconosciute dal sistema immunitario, permetterebbero a quest’ultimo di imparare a contrastare il virus.
Altre aziende che si occupano di diagnostica con l’uso dell’intelligenza artificiale, come Insilico Medicine, Vir Biotechnology. e Atomwise, stanno sviluppando tecnologie per combattere il virus. Le soluzioni in studio sono tutte focalizzate nella lotta al Covid-19.