AcomeA: coronavirus, cosa accade sui mercati obbligazionari e valutari

2 Marzo 2020, di Vittorio Fontanesi (AcomeA)

Negli ultimi giorni, la rapida e globale diffusione ha provocato ampie reazioni sui mercati obbligazionari e valutari.

La domanda degli investitori si è velocemente spostata dalle attività più rischiose verso gli asset di rifugio, innescando il selloff sui mercati, a causa dei timori derivanti dagli effetti negativi del virus sulla crescita economica globale e sui profitti delle imprese.

Il rendimento del Treasury a 10 anni americano è sceso fino all’1,25%, toccando i minimi di sempre, registrando un calo complessivo di circa 30punti base nell’arco di una settimana.

Anche il rendimento del Treasury a 30 anni è sceso ai minimi storici, al di sotto dell’1,80%. Nell’area euro, il Bund tedesco è tornato nuovamente al -0,54% di rendimento, sui minimi da ottobre 2019.

Sul fronte dei mercati emergenti, i ribassi si sono maggiormente concentrati nei paesi caratterizzati da rating di grado speculativo e da dipendenza dalle commodities più legate al ciclo economico (petrolio e rame).

Sui mercati valutari, la corsa alla sicurezza ha interessato le divise più forti, come dollaro, yen e franco svizzero, a discapito delle divise emergenti, come real brasiliano, rand sudafricano e rublo russo.

Coronavirus: prospettive su tassi e politica fiscale

La brusca riduzione dei rendimenti sui Treasury americani non riflette soltanto la corsa verso la sicurezza, ma sconta anche le crescenti aspettative degli investitori sulle probabilità di nuovi interventi accomodanti da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi. Il mercato prezza ora 3 tagli della Fed entro la fine dell’anno.

Il problema è che le banche centrali non hanno ora molte munizioni per combattere un rallentamento della crescita indotto dal Coronavirus. La capacità della Fed e delle banche centrali, in particolare la BCE, di stimolare l’economia quando i tassi di interesse sono già così bassi è ormai ampiamente ridotta.

Per questo motivo, in Europa si inizia a parlare della storica opportunità di mettere in atto le tanto attese manovre di espansione fiscale per contrastare gli effetti negativi sull’economia. Il paese che gode di maggior spazio di manovra è senza dubbio la Germania, da cui ci si aspetta a questo punto l’abbandono alle politiche di pareggio del bilancio.

Come stiamo operando in questa fase?

L’incertezza provocata dal Coronavirus ha innescato situazioni di illiquidità su bond e valute emergenti più sotto pressione. Disponiamo di un elevato cuscinetto di liquidità sui fondi che ci permetterebbe di aumentare sensibilmente la nostra esposizione qualora i ribassi dovessero continuare, soprattutto sui mercati emergenti.

Nell’ultima settimana, abbiamo incrementato a margine la nostra esposizione ai subordinati (T1) italiani di emittenti bancari solidi, come Unicredit e Intesa Sanpaolo. Sui fondi obbligazionari a cambio aperto e sui flessibili, stiamo inoltre riducendo il grado di copertura del rand sudafricano, dopo la rapida svalutazione che ha subito nell’ultimi giorni.

Rimaniamo invece attivi su storie idiosincratiche, non correlate alla diffusione del Coronavirus, come il debito locale argentino. Nelle prossime settimane, il mercato attende la definizione del piano di ristrutturazione dei bond di legislazione straniera da 70 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il debito in peso, che è la parte dove siamo più investiti, il nuovo governo sta attuando invece una strategia più amichevole nei confronti degli investitori esteri con l’obiettivo di ricostituire il mercato locale.