“Operazione piranha”: Pd e Pdl a caccia di 5 Stelle

13 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Operazione piranha. Per spolpare il Movimento 5 Stelle. Le profezie di autodistruzione dei grillini nell’arco di una sola legislatura (il senatore Bartolomeo Pepe dixit) hanno di nuovo trasformato in un suk il cortile di Montecitorio e i tristi e sabaudi anfratti di Palazzo Madama. Come ai tempi di Scilipoti e Razzi, i due dipietristi passati armi, bagagli e debiti con Berlusconi. Un esempio, non a caso. Perché, incredibile a dirsi, anche il Cavaliere avrebbe attivato un canale per attirare nella nuova ma ancora presunta Forza Italia 2.0 una dozzina di grillini.

La rivelazione arriva da un pidiellino che ha parlato con B. appena lunedì scorso, ad Arcore: “Al presidente è stato riferito che ci sono almeno una ventina di grillini con simpatie per la destra e la sua lista ha già dodici nomi”. La fonte sorride e si concede una battuta: “Quella sporca dozzina“.

Il prezzo da pagare, ovviamente, stando alle indiscrezioni, è sempre lo stesso: la garanzia del seggio alle prossime politiche, anticipate o no. Così di capannello in capannello, alla Camera, circola un nome certo di destra tra i 107 parlamentari pentastellati. Quello di Walter Rizzetto, manager di 37 anni della provincia di Udine. Il suo peccato originale è la provenienza dal Fuan, il movimento universitario dei postmissini. Probabilmente lui nemmeno sa di questo pseudo-corteggiamento.

O forse sì, dal momento che spiegano: “Rizzetto è quello che parla sempre con Crosetto”. Ossia il gigante Guido Crosetto, ex deputato berlusconiano oggi leader in condominio con Giorgia Meloni dei Fratelli d’Italia, formazione di destra tirata in ballo per una Cosa nera che dovrebbe fare da pendant alla rinata Forza Italia. Solo veleni? Fatto sta che la strategia dei piranha del Pdl è partita da qualche giorno.

Come conferma un frammento di Omnibus notte di martedì scorso, su La7, quando a sorpresa il berlusconiano Antonio Leone, già vicepresidente della Camera, ha difeso il lavoro dei grillini in aula: “Non è vero che non fanno nulla, oggi (martedì, ndr) per esempio hanno votato con la maggioranza tutti i provvedimenti discussi. Non avevo mai vissuto una giornata così unanime nella mia carriera da parlamentare”.

Il piranha prima si avvicina, poi ti accarezza, infine ti spolpa. Del resto è il nuovo clima di apertura dei grillini a favorire i contatti, non solo con i giornalisti. Il grosso delle “bancarelle” del nuovo suk sta soprattutto nel recinto del centrosinistra. Il sogno di un governo diverso non è mai tramontato. Anzi. E a coltivarlo non sono i soliti Civati o Puppato, ambasciatori filogrillini del Pd. Un fronte permanente di attenzione ha le insegne di Sel.

Obiettivo: un ribaltone nel nome delle maggioranze variabili (a proposito, la prossima settimana ci sarà la mozione sugli F-35). Dice un vendoliano a microfoni chiusissimi: “Letta potrebbe guidare un governo anche con noi e venti grillini al posto del Pdl al Senato. Se Berlusconi fa il matto, non andiamo a casa”.

Le obiezioni del cronista incredulo non fermano il ragionamento. E Napolitano che minaccia le dimissioni qualora dovessero saltare le larghe intese? Risposta: “Si dimettesse pure, faremo un nuovo capo dello Stato e stavolta non commetteremo gli stessi errori dell’altra volta con Prodi“. Non solo. Un governo coi grillini a guida Letta?

Seconda e ultima risposta: “I lettiani si stanno già muovendo per mettere in sicurezza il premier. Non è fantapolitica. E per noi di Sel, in questa fase, è più facile dialogare con Letta che con Renzi”. Ecco cosa è Montecitorio. Il regno dell’impossibile. A parole.

Da Sel al PD, la scena non cambia. Se prima l’obiettivo era di racimolare almeno dieci grillini al Senato, adesso si ragiona già su un nuovo partito a Palazzo Madama. Sulla stessa Gambaro, la senatrice dello “scandalo” di queste ore, girano voci di una presunta e vecchia militanza tra i democratici.

Nel partito del fu Bersani si nutrono speranze su una spaccatura a metà del gruppo grillino dei senatori. “I ventidue che hanno votato contro il nuovo capogruppo sono di fatto un altro partito. A questo punto bisogna capire quale può essere il punto di approdo”.

La sensazione è che la politica degli incontri segreti, avviata durante il preincarico a Bersani, sia ricominciata. In ogni caso, da destra a sinistra ognuno vuole avere i suoi grillini. Persino Giacomo Portas, eletto nel Pd ma leader dei Moderati di centrosinistra.

Portas è un tipo molto sveglio. I suoi estimatori dicono che abbia un naso infallibile. Dice: “Anche io ho i miei contatti con il Movimento 5 Stelle. La mia forza prende il dieci in Piemonte e il cinque in Campania. Leggi qua”. Segue lettura di un foglietto su cui sono appuntati i nomi di alcuni comuni campani, con la percentuale raggiunta dai Moderati”. Continua Portas: “Questo è il momento dei contenitori dove raccogliere i grillini in libera uscita. Io sto qua, sono la sinistra civica del Pd, e qualcuno di loro verrà con me. No, non ho problemi, scrivi pure il mio nome”.

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