OCSE: AMERICA BATTE ITALIA SU LAVORO E TECNOLOGIE

22 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Uno studio dell’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, suggerisce una maggiore cautela nel valutare l’impatto macro-economico dell’e-commerce sui vari Paesi.

A differenza di quanto è stato affermato anche recentemente a livello sia di governi che di banche di affari, l’organizzazione internazionale è convinta che specialmente a livello occupazionale il fenomeno non sarà tale da compensare gli attuali squilibri nel mercato del lavoro.

Lo studio, che integra la versione definitiva della previsione semestrale, paragona i trend di crescita delle nazioni industrializzate. Vengono tra l’altro messe a confronto le differenze tra Italia e America, Paese in forte e costante crescita che negli ultimi anni, grazie anche allo sviluppo tecnologico, ha creato nuova occupazione e aumentato la produttività.

Alla base del rallentamento del Pil (prodotto interno lordo) pro capite italiano invece l’Ocse pone tre fattori: calo occupazionale, produttivita’ ferma, minore efficienza. Ma la scarsa velocità di sviluppo riguarda un po’ tutti i Paesi Ocse.

Negli anni Novanta gli Usa si collocavano gia’ al primo posto nella classifica del Pil pro capite, seguiti da Norvegia e Svizzera; l’Italia si trovava oltre 30 punti indietro, mentre fanalino di coda era l’Ungheria, a meno 60 punti.

Secondo il rapporto Ocse, inoltre, il numero di ore lavorate da ciascun italiano rimane inferiore del 40 % al numero di ore lavorate da ciascun americano.

In Italia si aggiungono il peso di una forte disoccupazione di lunga durata e una bassa occupazione nella fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni. Secondo l’Ocse “in questa categoria di persone, in Italia 7 su 10 non lavorano”.

Nel 1999 il tasso di occupazione italiano era del 59,6%; in America del 77,2%. E mentre da noi si è verificato solo un piccolo calo della disoccupazione, di là dall’Atlantico sono ai livelli piu’ bassi degli ultimi tre decenni.