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Negli ultimi mesi, il mercato obbligazionario ha vissuto un vero e proprio rally. I titoli corporate, soprattutto quelli a maggiore rischio, hanno registrato performance sorprendenti, spinte dall’attenuarsi delle tensioni commerciali internazionali e dalle attese di nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Ma ora, alcuni dei più grandi investitori mondiali iniziano a tirare il freno.
Ridotta l’esposizione verso le obbligazioni più rischiose
BlackRock, Fidelity International e M&G sono tra i gestori che stanno riducendo l’esposizione ai bond più rischiosi. L’idea è semplice: dopo un periodo di rendimenti eccezionali, gli spread, ovvero la differenza tra i rendimenti dei corporate bond e quelli dei titoli di Stato, sono così compressi da offrire poco margine di ulteriore guadagno. In altre parole, il mercato del credito appare “prezzato per il meglio”, e ogni scossone economico potrebbe provocare perdite rapide.
La dinamica è chiara sui numeri. I bond investment grade in Europa e negli Stati Uniti offrono oggi circa 0,8 punti percentuali in più rispetto ai titoli di Stato, contro 1,5 punti di appena due anni fa. I gestori osservano che, se qualcosa dovesse andare storto – un rallentamento economico o un nuovo aumento delle tensioni geopolitiche – quegli spread potrebbero allargarsi rapidamente, erodendo i guadagni accumulati.
Secondo quando spiegato da Simon Blundell, co-responsabile del fixed income attivo europeo in BlackRock, al Financial Times il “rafforzamento incessante” degli spread ha spinto il gruppo a preferire obbligazioni più sicure e a breve termine. Il mercato, avverte Blundell, appare oggi “prezzato per uno scenario Goldilocks” fatto di tagli dei tassi e crescita stabile negli Stati Uniti, un contesto che favorisce un approccio difensivo.
Nel frattempo, emergono alcuni segnali di nervosismo: le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e i problemi legati al collasso del fornitore di componenti automobilistici First Brands Group hanno causato un leggero allargamento degli spread. Paul Niven, responsabile multi-asset di Columbia Threadneedle, ha ridotto la propria esposizione al credito ad un livello “neutrale”, vendendo bond ad alto rendimento a causa di un rapporto rischio/rendimento ritenuto troppo sfavorevole.
Strategia difensiva
La strategia adottata è difensiva ma non passiva. Molti fondi stanno spostando il portafoglio verso obbligazioni di società solide o verso titoli garantiti, con scadenze più brevi. L’obiettivo è ridurre il rischio, senza rinunciare del tutto al rendimento. Alcuni hedge fund, ad esempio, hanno scelto di scommettere contro i bond dei mercati sviluppati: se gli spread si allargano, queste posizioni diventano profittevoli.
Non mancano però i segnali di resistenza del mercato. Alcune emissioni di prestiti leveraged, tra cui quelle di grandi gruppi chimici e farmaceutici, sono state sospese nelle ultime settimane, mentre altre hanno registrato ribassi di prezzo. Anche il settore high-yield mostra fragilità: episodi di default o tensioni aziendali contribuiscono a incrinare la fiducia degli investitori.
Focus su qualità e selezione
Nonostante ciò, i rendimenti complessivi restano interessanti. Il rendimento dei corporate bond Usa investment grade supera oggi il 4,8%, un livello considerato ancora appetibile rispetto ai titoli di Stato. Ma l’attenzione si sposta sulla qualità e sulla selezione: le obbligazioni garantite da assicuratori e le emissioni di società con bilanci solidi diventano preferite rispetto ai titoli BBB o ad alto rendimento.
L’effetto combinato di spread compressi, incertezze geopolitiche e timori di rallentamento economico porta il mercato verso un nuovo equilibrio, dove la prudenza sostituisce l’euforia. Gli investitori più grandi stanno già adattando le loro strategie: meno rischio, più liquidità e maggiore selettività nella scelta dei titoli. In questo scenario, il mercato del credito sembra oscillare tra opportunità e rischio, con chi naviga attento pronto a proteggere i portafogli da possibili scossoni.