Non solo Panama Papers: Bahamas leaks, potenti tornano a tremare

22 Settembre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dopo i Panama Papers spunta un altro paradiso fiscale in cui politici, imprenditori, finanziari ma anche mafiosi, trafficanti e latitanti hanno aperto conti e società solo per eludere il fisco. Si tratta delle Bahamas e a rivelare al mondo il nuovo scandalo sono i giornalisti dell’Icji, International Consortium of Investigative Journalist.

L’inchiesta nasce da una fuga di notizie che ha portato alla luce un archivio di oltre 175mila società contenute in un mega archivio di Nassau, capitale delle Bahamas esentasse. I Bahamas leaks, così è stata ribattezzata la nuova inchiesta, seconda solo ai Panama Papers,  vede convolti nomi illustri quali Neelie Kroes, ex commissaria alla concorrenza dell’Unione Europea, in carica dal 2004 al 2010, conosciuta come “steely Neelye”, Neelie l’inflessibile, che puntava il dito contro le grandi multinazionali che si sottraevano alle regole fiscali Ue.

Tra gli altri nomi spuntano quelli dello sceicco del Qatar Al Thani, il ministro della Colombia Carlos Caballero Argaes, figlio dell’ex dittatore cileno Pinochet, ma anche nomi italiani. Industriali, banchieri, nobili, avvocati, commercialisti. I nomi non sono stati ancora svelati e promette di farlo L’Espresso.

L’inchiesta, ancora in corso, ha rivelato oltre 175mila società offshore registrate nelle Bahamas dal 1990 ai primi mesi del 2016. Alcune carte delle Bahamas allargano lo scandalo dei Panama Papers.

E’ il caso dell’ex primo ministro inglese David Cameron, il cui padre Ian aveva aperto un fondo di investimenti, Blairmore Holding, costituita a Panama ma amminstrata dalle Bahamas e che gestiva decine di milioni di sterline. Contro queste accuse il governo di Nassau respinge con fermezza affermando che il “paese onora le sue obbligazioni internazionali e collaboro con le autorità”.