Niente neve sulle Alpi, stazioni sciistiche in crisi

4 Dicembre 2017, di Livia Liberatore

Settimana bianca a rischio per l’inverno 2017 – 2018 con il clima impazzito che porta poca neve sulle Alpi e con le stazioni sciistiche che entrano in crisi. Se il problema riguardava negli scorsi anni soprattutto il business della neve sugli Appennini e soltanto alle quote più basse del Nord Italia, adesso coinvolge tutto l’ecosistema e l’economia delle Alpi. Dal 1960 al 2017, la stagione delle nevi alpine è diminuita di 38 giorni. Comincia in media 12 giorni dopo e finisce 26 giorni prima del normale.

Nella stagione 2015-16, l’Europa ha vissuto il suo inverno più caldo. Il dicembre 2016 è stato il più secco in 150 anni da che si tengono i registri e la neve caduta ha faticato a rimanere sul suolo. Il cambiamento climatico sta portando in crisi l’industria dello sci, che, si calcola, genera fino a 70 miliardi di dollari all’anno, con il 44% di tutti gli sciatori che affluiscono sulle Alpi.

L’aumento delle temperature sulle Alpi, nello scorso inverno, è stato il doppio rispetto alla media globale, tanto che in 57 delle 666 località sciistiche alpine non si è potuto contare sui 30 centimetri minimi per tre mesi necessari per assicurare la stagione invernale.

Ai gestori di impianti rimane solo la soluzione della neve artificiale, che permette ai turisti di proseguire con la tradizione della settimana bianca. La neve artificiale richiede però un consumo di 95 milioni di metri cubi d’acqua e 600 Gwh di energia l’anno con una spesa di 136 mila euro per ettaro di pista.

Secondo il Wwf non ha senso costruire nuovi impianti sotto i 1.500 metri di altitudine, la quota critica sotto la quale non ha senso investire perché non ci sono le condizioni per mantenere a lungo la neve artificiale e le precipitazioni nevose sono ormai minime. Se quello che si spara di notte, di giorno di scioglie, anche i costi degli skipass finiscono per diventare sempre più elevati.