Niente bolla nell’arte

22 Gennaio 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Paolo Ceccherini

I contemporanei trainano ancora un mercato con prospettive positive

Il mercato dell’arte si avvia a chiudere un anno costellato di record. Come i 90,3 milioni di dollari pagati a novembre a New York per l’opera ‘Portrait of an artist’ di David Hockney, il valore più alto mai battuto per un artista vivente. In particolare l’arte contemporanea mostra buona salute. Secondo il report 2018 di Art Price il fatturato mondiale registra una crescita del 19% a 1,9 miliardi di dollari, con 66.850 aggiudicazioni (+17%) e un indice dei prezzi in aumento del 18,5%.

WSI ha parlato di arte, mercato e tendenze internazionali con Sharis Alexandrian, senior director di White Cube, una delle più famose e affermate gallerie di Londra e con un lungo background nel mondo delle aste da Christie’s nel dipartimento Impressionist and Modern art.

Qual è il suo parere sull’attuale stato di salute del mercato dell’arte? Crede che possa mantenere questi livelli o siamo in presenza di una bolla speculativa?

“Le recenti aste di New York hanno ancora una volta mostrato la forza del settore. A mio avviso questa non è una bolla in quanto i fattori che determinano la crescita sono diversi da mere ragioni speculative. C’è un mercato molto forte per la fascia top. Può succedere che un Basquiat a 50 milioni di dollari sia più desiderabile di un Basquiat a 20 milioni di dollari.
Il mercato è solido e può contare su una base di collezionisti distribuita a livello internazionale e non concentrata in pochi paesi come nel passato”.

Nella sua esperienza di gallerista come sono cambiati i comportamenti dei collezionisti?

“C’è un cambio di approccio dei nuovi collezionisti: sono molto più giovani rispetto al passato e riescono a raggiungere i mezzi finanziari per avviare un percorso di collezionismo d’arte già in età molto precoce. In particolare i nuovi collezionisti seguono molto da vicino il mercato dell’arte contemporanea e il suo andamento, cambiando la loro collezione o parte di essa frequentemente. Non hanno problemi a rivendere un lavoro comprato qualche anno prima. Il nuovo modo di collezionare, rende l’acquisto dell’opera più vicina a un’operazione di investimento e il mercato più volatile e maggiormente incline a collezionare per tendenza e moda concentrando le vendite sugli artisti economicamente redditizi nel breve termine”.

Le nuove tecnologie hanno reso disponibili ingenti dati on-line ma spesso i prezzi sono distanti dalle stime. Quali sono i principali parametri da tenere in considerazione per valutare un’opera d’arte?

“Oggi i risultati delle aste sono disponibili online e i provider dedicati offrono la storia delle aggiudicazioni. Tuttavia questa mole di informazioni, pur aumentando la trasparenza, non è di facile lettura. Per esempio i compratori sono portati a confrontare i risultati delle aste con i prezzi delle gallerie ma il prezzo di un’opera d’arte sul mercato primario (ovvero quello delle gallerie che collocano direttamente le opere fresche degli artisti) può essere molto inferiore ai risultati del mercato secondario ottenuti per un’opera comparabile.
Le principali variabili che prendiamo in considerazione nella formazione del prezzo delle opere sono, oltre al costo di produzione, soprattutto la carriera dell’artista, le mostre museali, i premi vinti, le acquisizioni/esibizioni effettuate da istituzioni pubbliche”.

L’arte antica è forse il segmento che soffre di più, mentre impressionismo e arte moderna sembrano cavarsela bene. Quali sono le aspettative per questi segmenti?

“La base dei collezionisti interessati agli antichi maestri si è ridotta negli anni passati principalmente per due motivi. In primo luogo per i problemi di autenticità delle opere: ci sono stati numerosi casi in cui l’autenticità di un lavoro è stata messa in discussione alcuni anni dopo un’acquisizione. La seconda ragione è che i giovani collezionisti preferiscono l’arte della loro generazione. Le opere di impressionismo sono invece molto meno soggette a problemi di autenticità. Tuttavia per questa corrente si è ridotto il numero di transazioni a causa della scarsità di materiale di alta qualità e di provenienza certa. Le opere migliori sono spesso state donate dai collezionisti ai musei, ponendole fuori dal mercato e restringendo l’offerta. Questi fattori aiutano a spiegare l’ascesa dell’arte contemporanea che negli ultimi 15 anni è cresciuta a un ritmo impressionante. A mio avviso questo segmento presenta oggi il giusto equilibrio tra artisti iconici affermati nelle collezioni museali e giovani emergenti”.

Il mercato dell’arte in Cina si sta imponendo a livello globale. Credi che ci siano artisti contemporanei cinesi interessanti per i collezionisti occidentali?

“Per quanto riguarda gli artisti cinesi o asiatici, ci sono sicuramente talenti incredibili. Un Paese con un patrimonio così ricco è un terreno fertile per far emergere artisti contemporanei.
La White Cube per esempio propone due artisti cinesi: He Xiangyu e Liu Wei. Inoltre abbiamo recentemente accolto un giovane talento dall’Indonesia, Christine Ay Tjoe”.

Che prospettive ha l’arte contemporanea, con riferimento ai maestri dell’arte povera?

“A mio parere l’arte italiana del dopoguerra, e in particolare l’arte povera, è sottovalutata. Non sto parlando dei ‘soliti noti’ come Alighiero Boetti, Piero Manzoni, Enrico Castellani o Giuseppe Penone. Mi riferisco al resto del gruppo che ha influenzato generazioni di artisti fuori dall’Italia. Fortunatamente, oggi c’è interesse per questi artisti che stanno finalmente guadagnando il loro giusto posto nella scena artistica contemporanea. Per esempio al White Cube, il mio collega Mathieu Paris, ha curato una serie di mostre di Jannis
Kounellis e Pier Paolo Calzolari nel cuore di Mayfair a Londra”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di dicembre del magazine Wall Street Italia.