Usa, prezzi import in calo: era dal 2007 che Cina non esportava tanta deflazione
I prezzi import Usa hanno registrato a maggio una variazione negativa del -1,5 per cento su base annua. Rispetto ad aprile, secondo il Bureau of Labour Statistics americano, i prezzi import hanno registrato una variazione negativa dello 0,3% del mese precedente. Il dato è sotto le attese degli analisti che indicavano una discesa dello 0,2%.
Al netto delle importazioni di petrolio i prezzi import hanno registrato un -0,3 per cento rispetto al mese precedente. La Cina ha esportato la maggiore deflazione da settembre 2007 (vedi grafico).

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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocitĂ per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La societĂ prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.