USA, crolla l’indice manifatturiero Fed Philadelphia: -12,8 punti ad ottobre
Le condizioni del settore manifatturiero nell’area di Philadelphia hanno subito un drastico peggioramento nel mese di ottobre. L’indice calcolato dalla Federal Reserve di Philadelphia è sceso a -12,8 punti, un dato ben lontano dalle aspettative che lo vedevano a 10 punti, e in netto calo rispetto ai 23,2 punti registrati il mese precedente.
Il dato sull’occupazione ha mostrato un lieve declino, passando da 5,6 a 4,6 punti. Al contrario, i nuovi ordini hanno registrato un incremento, salendo da 12,4 a 18,2 punti. Le scorte hanno subito una significativa riduzione, diminuendo da 15 a 5,4 punti, mentre i tempi di consegna sono migliorati, crescendo da -3,4 a 6,6 punti. In un contesto di crescenti pressioni sui prezzi, l’indice dei prezzi pagati è aumentato da 46,8 a 49,2 punti e quello dei prezzi ricevuti ha visto un incremento da 18,8 a 26,8 punti. Tuttavia, il dato sulle consegne ha subito un crollo, passando da 26,1 a 6 punti, sottolineando ulteriormente le difficoltà del settore.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo