TRP: Iran, opportunità e sfide dopo la fine delle sanzioni

17 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – “Il nostro primo viaggio in Iran ci ha aperto gli occhi e ha mostrato come molti dei nostri pregiudizi fossero sbagliati. L’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad ha fatto molto per alimentare l’idea che l’Iran fosse uno “stato cattivo”, ma tutte le persone che abbiamo incontrato lo hanno descritto come un estremista il cui tempo è ormai passato. In realtà, l’Iran assomiglia più alla Turchia che all’Arabia Saudita – Tehran è una città cosmopolita con una visione molto più liberale di ciò che ci saremmo aspettati”.

Così Oliver Bell, gestore del fondo T. Rowe Price Frontier Markets Equity, T. Rowe Price, che in una nota odierna ai clienti scrive:

“È importante sottolineare che nel paese si riscontra un buon livello di istruzione, una mentalità imprenditoriale e una ricchezza in termini di risorse, a fronte di livelli bassi di flussi di liquidità a causa delle sanzioni che duravano dal 1979. Una volta rimosse, ci sono molte prospettive interessanti per un investitore internazionale.

L’Iran è la seconda economia più grande nella regione MENA (Middle East and North Africa) dopo l’Arabia Saudita, con un Pil di 406,3 miliardi di dollari nel 2014 (circa le stesse dimensioni della Tailandia). Il Pil iraniano è cresciuto del 3% nel 2014 dopo due anni di recessione, spinto dalla strategia di riforme e di accordi esteri messa in atto dal governo Rouhani. Tale governo ha realizzato una strategia specifica per un’economia libera dalle sanzioni, per migliorare nel settore scientifico e tecnologico, per riformare alcune società statali, il comparto bancario e finanziario, e per allocare i profitti petroliferi verso priorità specifiche. Dominano le imprese statali e para-statali.

La Banca Mondiale aveva una visione ottimistica del medio periodo nel momento in cui le sanzioni relative al nucleare fossero state allentate e il governo avesse attuato le relative riforme. Prospettava una decelerazione nella crescita dal 3% nel 2014 all’1,9% nel 2015. Comunque, ora che le sanzioni sono state rimosse prima dell’inizio dell’anno 2016 secondo il calendario iraniano, la Banca Mondiale prevede che il Pil possa crescere fino al 5,8% nel 2016 e al 6,7% nel 2017.

L’Iran è il più grande detentore al mondo di riserve combinate di petrolio e gas naturale. È il quarto paese per giacimenti di petrolio e il primo per riserve di gas naturale. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’Iran aumenterà la produzione globale di petrolio di 600.000 barili al giorno nel 2016, in base al ritiro delle sanzioni dell’UE e delle Nazioni Unite, incrementando tale contributo fino a 1,2 milioni di barili al giorno nel medio periodo. Il che sarebbe equivalente a circa la metà della crescita globale della domanda di petrolio nel 2016.

Diversi dirigenti ci hanno riferito che il governo iraniano ha carenze di liquidità e che il paese ha bisogno di emettere maggior debito. L’Iran ha certamente problemi di liquidità e ha bisogno di ulteriori competenze nella gestione del rischio (non ci sono al momento agenzie di rating) e nella costruzioni di strutture legali (bancarotta e liquidazioni non sono gestite facilmente) per venire incontro a tale domanda.

Le ingerenze statali di lunga data e la governance debole, combinate con diversi anni di sanzioni, hanno reso debole il settore bancario. Le banche che abbiamo incontrato erano esposte fortemente ad asset non-core di vari settori (per esempio immobiliare o azionario), probabilmente a causa delle limitate alternative di investimento a causa delle sanzioni. Comparato agli altri Mercati Emergenti e agli altri Paesi vicini del Golfo, la penetrazione del credito si colloca su percentuali vicine ai massimi del range di oscillazione (67,2%). Tuttavia, il settore è altamente frammentato, con le cinque banche maggiori che rappresentano appena un terzo degli asset totali. Questo mercato alquanto affollato può aiutare a spiegare la profittabilità relativamente bassa, insieme con il livello apparentemente elevato di prestiti non produttivi.

La borsa di Tehran (TSE) opera su due listini, con 540 società quotate sulla borsa principale, una capitalizzazione di mercato di 120 miliardi di dollari, 40 miliardi di dollari di volume degli scambi giornalieri e uno sbalorditivo numero di 107 broker. Il limite giornaliero di up/down è stabilito al 5%. Gli ETF sono entrati nel mercato nel 2013 e ne sono quotati attualmente 11 sul TSE. L’indice scambia a un rapporto P/E 6x (avendo toccato minimi tra i 4x e i 5x) e un rendimento da dividendo medio del 14%, ma con una partecipazione di investitori esteri trascurabile. Una grande privatizzazione guidata dal governo nel 2006 ha riportato un ampio ventaglio di imprese sul settore privato.

Riteniamo che ci siano diverse possibilità di guadagno per coloro che si muoveranno per primi, arrivando su questo mercato all’inizio del 2016. Sul più lungo periodo, la strada sembra più tortuosa e si potrebbe correre il rischio di avere investimenti bloccati. Il sistema bancario dà preoccupazioni in quanto sottocapitalizzato e a causa dell’alto tasso di NPL in gestione; non esiste ancora un piano di ricapitalizzazione. In ogni caso, c’è molto interesse per i capitali esteri, e molte banche iraniane stanno già discutendo con le banche internazionali. Il settore petrolifero e quello minerario dominano l’economia del paese e il mercato azionario sta in tutti i modi cercando capitali e cooperazione esteri. Pertanto, c’è un piccolo e ricco filone da seguire nel mercato azionario, e potrebbe essere uno segmento affollato.

Comunque, l’interesse sull’Iran nel futuro potrà solo crescere grazie al reinserimento nell’economia globale, alle grandi risorse idrocarburiche e alla crescita demografica (che sarà la chiave per future prospettive di espansione economica). Gli investitori internazionali, tuttavia, dovranno probabilmente affrontare qualche sfida per quanto riguarda la liquidità e la governance delle aziende. Questa tipologia di sfide non è inusuale in mercati che si stanno aprendo agli scambi globali, e ci sono sempre aree per gli investitori esperti in cui scoprire imprese trascurate caratterizzate da business sani o in crescita.

Infine, con un focus sulla qualità, gli investimenti in Iran possono rivelarsi fruttuosi, specialmente considerando il punto di partenza veramente basso. In aggiunta, dato che l’Iran che rappresenta uno degli ultimi grandi mercati di frontiera in cui investire, potrebbe garantire uno degli ultimi pezzi del puzzle per diversi investitori”.