Titolo Campari vola post conti 2025, sale dividendo
Vola Campari dopo la pubblicazione dei conti del 2025, con il titolo che avanza di oltre l’8% a 6,45 euro.
Campari ha chiuso il 2025 con le vendite del Gruppo che sono state pari a 3.051 milioni di euro, +2,4% a livello organico e -0,6% complessivamente. L’effetto perimetro è stato del +0,1%, principalmente guidato da Courvoisier al netto delle cessioni e dei marchi in distribuzione, mentre l’effetto cambio è stato del -3%.
L’utile operativo rettificato è salito a 637 milioni, mentre l’utile netto è stato di 386 milioni, (+2,7%) e quello rettificato è balzato a 346 milioni (+71,7%).
Il dividendo annuale proposto per l’esercizio è pari a 0,100 euro per azione, in aumento del 54% rispetto all’anno precedente, corrispondente a un payout ratio del 35%. Tale incremento, si legge in una nota, è consentito da una solida conversione della cassa e da una traiettoria di riduzione della leva finanziaria accelerata.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo