“Senza coordinamento banche centrali i tassi negativi non rilanciano la domanda”

6 Giugno 2016, di Alberto Battaglia

La mancanza di coordinamento nelle politiche monetarie vanifica gli effetti sulla domanda e il raggiungimento di obiettivi di carattere globale: i mandati delle banche centrali sono strettamente nazionali e questo sta portando l’espansione monetaria a una forma di protezionismo ottenuto tramite la svalutazione delle monete. Questa in sintesi la visione di Jeremy Lawson, capo economista di Standard Life Investments, che ritiene che “in assenza di un coordinamento delle politiche monetarie, gli stimoli fiscali e le riforme strutturali diventano ancora più importanti, soprattutto se si mantiene il focus sull’incremento della domanda e non sulla deviazione della domanda”.

Il coordinamento delle autorità monetarie “presume che gli interessi politici globali possano essere allineati”, scrive Lawson, ma “in realtà, questo obiettivo è molto complesso da raggiungere, poiché le banche centrali devono rispondere ai governi eletti, il cui obiettivo primario è quello di migliorare il benessere dei propri cittadini”.

Lawson ritiene, inoltre, che i risultati limitati della politica dei tassi negativi sullo stimolo alla domanda è da attribuirsi “principalmente alle valute più deboli. […] Questo ha inconsapevolmente trasformato la politica dei tassi di interesse negativi in una politica protezionismo economico rispetto ai paesi vicini”.