Se l’intento di Draghi era indebolire l’euro, ci è riuscito: minimi di tre settimane

26 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Se l’intento di Mario Draghi era quello di scongiurare un rafforzamento dell’euro, che rischierebbe di compromettere gli utili dei gruppi esportatori dell’area euro, è perfettamente riuscito. La moneta unica è scesa ai minimi di tre settimane rispetto al dollaro Usa sui mercati valutari dopo il messaggio, percepito dai mercati più accomodante del previsto nel suo complesso, mandato durante la conferenza stampa successiva alla riunione di politica monetaria di ottobre, la più importante dell’anno.

La moneta unica ha perso un centesimo pieno sul dollaro e ora si attesta a $1,172, i minimi di tre settimane. I trader hanno digerito il messaggio che il programma di quantitative easing della Bce rimane “open-ended”, cioè che può essere aumentato e prolungato in caso di bisogno (almeno fino al secondo trimestre del 2019). Nel ricordare che non intende alzare i tassi di interesse nemmeno tra un anno, quando il QE dovrebbe concludersi, la Bce ha anche sottolineato che reinvestirà i bond acquistati in scadenza anche dopo che la fine del piano di allentamento monetario straordinario.