12:39 martedì 16 Giugno 2015

SALTANO TARGET BANCHE CENTRALI: COSA CAMBIA PER I BOND

Di Jonathan Baltora, Fund manager, AXA WF Universal Inflation Bonds, AXA IM

Il resoconto sull’inflazione della Bank of England sta chiarendo le prospettive sulla politica monetaria del Regno Unito e, in estrema sintesi, il rapporto è abbastanza hawkish.

Un anno addietro il mercato era vicino a prezzare interamente un rialzo dei tassi a fine 2014, ma la bassa inflazione ha spinto le prospettive di rialzo più avanti nel tempo, il che mantiene le banche centrali sui loro target di inflazione.

La disattesa delle aspettative del mercato sull’inflazione a fine 2014 / inizio 2015 ha alimentato timori deflazionistici e ha avuto un ruolo nello spingere i rendimenti obbligazionari in basso.

Questo re-pricing è avvenuto però senza che allo stesso tempo vi fosse un’ulteriore revisione delle aspettative sull’inflazione, elemento incoraggiante per le banche centrali sul loro percorso di creazione di una dinamica positiva dei prezzi.

L’inflazione attualmente rimane bassa, abbiamo raggiunti i minimi in molti Paesi. Con la stabilizzazione del prezzo del petrolio ci aspettiamo che il tasso di inflazione aumenti globalmente.

Le guerre valutarie rimangono sotto i riflettori: a seguito di un miglioramento delle condizioni economiche di un Paese, la banca centrale generalmente programma una stretta monetaria, al cui annuncio segue di norma un rafforzamento della valuta e successivamente dovrebbe crearsi inflazione. Se questa inizia a deludere le attese la banca centrale deve rinviare la stretta monetaria. È un serpente che si morde la coda. Questo è quanto è avvenuto negli USA e nel Regno Unito negli ultimi due anni, e in Australia dal 2010.

Il mercato delle obbligazioni inflation-linked

Recentemente abbiamo visto flussi positivi verso fondi che investono in obbligazioni inflation-linked, a seguito del rimbalzo del prezzo del petrolio e della corsa degli investitori ad assicurarsi rendimenti vantaggiosi visti i target di inflazione delle banche centrali.

Quanto è accaduto nei mercati obbligazionari a maggio ci ricorda il taper-tantrum del 2013, anche se la performance dei titoli inflation-linked è rimasta vicina a quella dei governativi nominali. Guardando gli indici Barclays del segmento, gli inflation-linked euro e i TIPS hanno avuto performance inferiori ai governativi non indicizzati di solo 0,4% e 0,5% rispettivamente, mentre nel Regno Unito hanno sovraperformato i Gilt di 1,2%.

Una differenza significativa rispetto al sell-off del 2013 è che oggi il prezzo del petrolio è rimasto stabile, mentre due anni fa era sceso a picco. La rincorsa ai target di inflazione delle banche centrali e le guerre valutarie a cui stiamo assistendo ci rendono dubbiosi riguardo le obbligazioni legate all’inflazione. Un investitore in obbligazioni inflation-linked compra protezione dall’inflazione quando una valuta si indebolisce: non è stato il caso di recente, non è detto che non lo sia in futuro.

Come in qualsiasi altro segmento obbligazionario, la liquidità non è più come in passato, sebbene ci siano anche buone notizie. I volumi degli scambi sui TIPS USA sono più alti che mai1. Stiamo assistendo a una variazione del profilo di liquidità del mercato: dove una volta tutti i titoli erano sufficientemente liquidi, ora quelli con scadenze più lunghe sono scambiati meno attivamente.

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