Privatizzazione Poste: nuova quota in borsa a metà anno
MILANO (WSI) – Si ritorna a parlare della privatizzazione di Poste Italiane con la notizia che il Tesoro è pronto a vendere il restante 30% del capitale nel primo semestre del 2017.
In particolare la quota dell’Alta Velocità potrà essere collocata con le stesse modalità dell’Ipo, ossia come la cessione a investitori e istituzionali e risparmiatori. A renderlo noto al Sole 24 ore il responsabile della segreteria tecnica del MEF Fabrizio Pagani.
“La società sta perfezionando operazioni annunciate lo scorso anno, come la creazione di un polo del risparmio con Anima (entro il primo semestre di quest’anno è previsto il conferimento in Anima di Sgr Bancoposta Fondi, che porterà la quota di Poste fino al 24,9 per cento del capitale trasformandola nel primo azionista, ndr) e sta sviluppando sinergie nei sistemi di pagamento dopo l’acquisizione di Sia. Operazioni che generano valore”.
La notizia era attesa dagli analisti come Equita Sim, che considera un toccasana la tempistica a metà anno. Intanto però a Piazza Affari il titolo Poste Italiane cala dello 0,17% a 6,015 euro.
Breaking news
La Borsa di Tokyo chiude in calo, influenzata dalle tensioni geopolitiche tra Iran e Usa e dagli attacchi in Kuwait. L’indice Nikkei scende dell’1,36%, mentre il Topix cala dell’1,11%. Softbank registra un forte ribasso a causa delle recenti dinamiche di mercato.
Il CEO di TSMC, C.C. Wei, ha dichiarato che la domanda globale di chip alimentata dall’IA supererà l’offerta per anni. Nonostante l’espansione delle capacità produttive negli Stati Uniti, la domanda americana non sarà soddisfatta completamente. TSMC, leader mondiale nella produzione di semiconduttori avanzati per l’IA, prevede una crescita delle vendite del 30% quest’anno, nonostante le sfide.
La Bank of Japan sta considerando un aumento del tasso di interesse di un quarto di punto percentuale questo mese, con un possibile ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.
Le azioni di Broadcom sono scese del 10% nelle contrattazioni estese, dopo una previsione deludente sui ricavi dei chip per l’intelligenza artificiale