Privacy, dopo Apple anche Whatsapp si impegna contro abusi della giurisdizione

6 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

Dopo Apple, anche Whatsapp, l’applicazione di messaggistica di proprietà di Facebook, ha implementato un sistema di codificazione delle comunicazioni che transitano sulla piattaforma; in tal modo, annuncia il fondatore, Jan Koum, “ogni messaggio, foto, video, file e messaggio vocale inviato è crittografato per impostazione predefinita”.

L’esigenza è stata sicuramente sollecitata dal braccio di ferro fra Apple e l’Fbi impegnata nelle indagini sul killer della strage di San Bernardino (California): la società fondata da Steve Jobs ha negato con pervicacia l’accesso ai dati dell’iPhone posseduto dall’attentatore.
“Riconosciamo il lavoro importante delle forze dell’ordine nel tenere le persone al sicuro”, si legge sul sito di Whatsapp, “ma gli sforzi per indebolire la cifratura dei dati espongono le informazioni delle persone all’abuso dei cybercriminali, hacker e Stati canaglia”.

La promessa della più diffusa applicazione per lo scambio di messaggi e note vocali è chiara: “quando mandi un messaggio, l’unica persona che può leggerlo è quella cui l’hai mandato. Non gli hacker. Non i regimi oppressivi. Nemmeno noi”.