PoliMi: Italia ancora quintultima in Europa nella digitalizzazione

12 Dicembre 2019, di Alberto Battaglia

Nel 2019 l’Italia ha fatto importanti passi avanti nel percorso di digitalizzazione, gettando le fondamenta di un “sistema operativo” per lo sviluppo digitale.

  • Ha accelerato la diffusione dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), con 4.300 comuni subentrati nella piattaforma e 35 milioni di italiani coinvolti.
  • Si è avvicinata all’obiettivo di 150 milioni di pagamenti su pagoPA entro il 2020, con oltre 63 milioni di transazioni effettuate e 15mila PA attive, anche se solo 4.200 hanno effettivamente ricevuto almeno un pagamento.
  • Ha rilasciato 13 milioni di Carte d’Identità Elettroniche (CIE) al 21% della popolazione italiana. Sono state erogate 5 milioni di identità digitali tramite SPID. Tali identità consentono di accedere a 4.200 servizi online di oltre 4.000 PA, anche se il livello di effettivo utilizzo è ancora limitato. Sono oltre 140 milioni le fatture elettroniche verso la PA e più di 1,5 miliardi quelle fra privati.
  • Il Fascicolo Sanitario Elettronico è attivo in tutte le regioni, completamente operativo in 18 e copre il 22% degli assistiti e oltre il 63% dei referti prodotti. Sono stati pubblicati più di 27mila Open Data.

Questi progressi, però, non trovano ancora conferme nelle classifiche internazionali. Sul Digital Economy and Society Index, che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale nei Paesi europei, l’Italia si colloca al quintultimo posto, con un ritardo in particolare nelle aree delle competenze digitali e dell’uso di Internet. E anche secondo i Digital Maturity Indexes, il sistema di indicatori sviluppato dall’Osservatorio Agenda Digitale per superare i limiti del DESI, l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica: al 20° posto per sforzi di realizzazione dell’Agenda Digitale e appena 24° per risultati raggiunti: il divario con la media europea è stato eliminato per infrastrutture e digitalizzazione della PA, ma è urgente aumentare l’uso effettivo delle tecnologie da parte di cittadini e imprese. Inoltre, bisogna accelerare i processi di impegno e spesa delle risorse per l’Agenda Digitale: l’Europa ha messo a disposizione complessivamente 11,5 miliardi di euro (1,65 miliardi di l’anno) dal 2014 al 2020, il 77% (1,27 miliardi l’anno) da fondi strutturali di cui a fine 2018 sono stati spesi meno del 16%.

E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata il 12 dicembre al convegno “Italia digitale: la macchina è pronta a correre?”.

“L’Italia non migliora ancora in modo sostanziale la posizione complessiva nelle classifiche internazionali sul livello di digitalizzazione, ma nel 2019 molto è stato fatto per recuperare il divario con gli altri paesi”, ha detto Alessandro Perego, Responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation. “Abbiamo realizzato le fondamenta del processo, avendo finalmente capito che le tecnologie digitali rappresentano le nuove infrastrutture portanti dello sviluppo del nostro Paese. Per incidere veramente ora serve una visione di lungo periodo in cui la trasformazione digitale guidata dalla PA diventi la base per la crescita economica nei prossimi anni. Per far correre l’Italia digitale, la macchina pubblica deve accelerare lo switch-off dei suoi servizi a cittadini e imprese, collaborare meglio con quest’ultime ripensando i processi di procurement, sperimentare tecnologie emergenti con pragmatismo e definire roadmap di trasformazione digitale chiare, in un continuo confronto con gli altri Paesi e tra i nostri territori”.