Petrolio si avvia a chiudere luglio in forte rialzo
Il petrolio Wti si mantiene sopra gli 80 dollari a barile, dopo una serie di cinque settimane in rialzo che hanno portato i prezzi ai livelli più elevati da aprile. Il benchmark del petrolio grezzo americano è aumentato di quasi il 14% questo mese, avviandosi a chiudere il miglior mese da gennaio 2022 e il miglior luglio da quasi due decenni.
“La domanda record e i tagli all’offerta saudita hanno fatto tornare il mercato in deficit”, hanno affermato gli analisti di Goldman Sachs, in una nota che ha riconfermato una previsione per il Brent a 86 dollari a barile entro dicembre (ora è a 84$). “Il mercato ha abbandonato il suo pessimismo sulla crescita”.
I futures hanno cancellato le loro perdite dall’inizio dell’anno, grazie anche alle aspettative sul fatto che la Federal Reserve sia vicina alla fine del suo ciclo di inasprimento monetario e all’indebolimento del dollaro. Intanto, il principale importatore, la Cina, continua a stimolare la sua economia.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo